La libreria delle storie sospese: quando i sogni diventano realtà

[Avvertenza: questo è un post che non parla solo di libri, parla soprattutto di sogni.]

Tutti abbiamo un sogno.
Almeno uno.

Da piccola, avevo sogni che mi sembravano immensi. Quando andavo all’asilo sognavo di essere a scuola e di dover fare i compiti per il giorno dopo, tanto da costringere mia mamma a fingere di essere la maestra. Alle elementari, sognavo di diventare una benzinaia, perché quando mi fermavo col papà a fare benzina nel centro del paese adoravo quel profumo, alzavo il finestrino e aspiravo più che potevo. Poi, però, quando mi chiedevano cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande rispondevo sempre “la ballerina”: perché era la risposta che tutti si sarebbero aspettati, perché non volevo deludere nessuno. E perché ancora non avevo imparato una delle lezioni fondamentali: che ai sogni bisogna continuare a crederci, anche quando nessuno sembra crederci insieme a te.

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Il raffinato mondo di Walter Crane

Durante l’età Vittoriana, un lungo periodo che abbraccia buona parte dell’Ottocento, l’Inghilterra vive in apparenza uno dei periodi più felici della sua storia, all’insegna di stabilità economica, sviluppo dei commerci e progresso culturale.
Dopo il secolo della rivoluzione industriale, ecco arrivare quello delle rivoluzioni culturali: la prima grande Esposizione universale del 1851 a Londra, la nascita della fotografia, i Preraffaelliti con la loro caratteristica visione dell’arte, i capolavori letterari di grandi scrittori inglesi come Charles Dickens, Thomas Hardy, William Thackeray e Oscar Wilde.

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