La ragazza di Brooklyn – Guillaume Musso

Se dovessi descrivere lo stile e i romanzi di Guillaume Musso in due parole userei senza dubbio queste: emozione e suspense.

La qualità maggiore di questo autore – oltre a un’indubbia capacità di scrittura, che rende le sue opere scorrevoli e piacevoli da leggere – è infatti il mix riuscitissimo tra storia d’amore e giallo, che fa da perfetto filo conduttore. L’intreccio narrativo, spesso costellato da piccole, grandi rivelazioni che portano al colpo di scena finale, è sostenuto da un ritmo sempre incalzante, mai giù di tono, in grado quindi di tenere il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

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I miei consigli letterari per il Natale 2016

Sì, lo so, arrivo un po’ tardi. Natale è domani, i regali li avete già fatti (spero), ma non potevo proprio evitare di raccontarvi alcuni libri che hanno riempito il mio 2016 e che vi consiglio, sia da mettere sotto l’albero che da leggere in questi giorni di festa.

Quello che sta per finire è stato un anno impegnativo e non facile, per me. Ho letto decisamente meno rispetto agli anni scorsi, le mie letture sono state disordinate, a tratti inconcludenti. Per sfuggire al senso di pesantezza quotidiana, mi sono ritrovata spesso a preferire i miei amati gialli e thriller, con qualche eccezione.

Perché un libro è la migliore medicina per l’anima, non mi stancherò mai di ripeterlo.

Ecco qui!

Il libro dei Baltimore – Jöel Dicker (La nave di Teseo, trad. Vincenzo Vega)

Il popolo dei lettori dovrebbe ringraziare di avere Jöel Dicker, uno che sa cosa significa scrivere e come farlo bene. Se La verità sul caso Harry Quebert mi aveva stregata, questo suo ultimo romanzo non è stato da meno. Forse l’intreccio giallo è meno presente, e bisogna superare un po’ di lentezza nelle prime 200 pagine, ma poi scivola via che è un piacere. Dicker scrive da Dio, c’è poco da fare, e le sue storie sono indimenticabili. Una delle migliori letture degli ultimi mesi.

L’estate del cane bambino – Mario Pistacchio e Laura Toffanello (66thand2nd)

Senza dubbio la più bella scoperta di quest’anno (che devo alle Personal Bookshopper, grazie!). Sul piccolo, grande gioiello che è L’estate del cane bambino non dirò nulla tranne questo: leggetelo. Il panorama di emozioni che si prova tra queste pagine è una delle cose più preziose che possa regalare la lettura.

Le ragazze – Emma Cline (Einaudi, trad. Martina Testa)

Se siete dei ritardatari e c’è ancora qualche regalo da fare, regalate Le ragazze di Emma Cline. Magari regalatelo proprio a una ragazza. Questo romanzo apre gli occhi e la mente, illumina, tramortisce per illuminare di nuovo. Forse non è una lettura “piacevole”, di certo non è fatta per ingannare il tempo con leggerezza, ma poi resta. E resta tanto. Sul fatto che sia scritto (e tradotto) divinamente non mi dilungo, potete leggere la mia recensione qui.

Dopo il nero della notte – Cristina Rava (Garzanti)

Cristina Rava è bravissima. La sua scrittura ha il sapore delle caramelle al miele, quelle che si sciolgono in bocca che è una meraviglia. Impossibile, per me, non adorare la protagonista e gli alti e bassi delle sue giornate, affrontati sempre con la giusta dose di ironia e un pizzico di pazzia. Il fatto poi che sia un giallo, e che il mistero abbia a che fare con dei libri… be’, avete già capito.

È così che si uccide – Mirko Zilahy (Longanesi)

Io sto ai thriller come la ciliegina sta sulla torta. Anzi, sulla panna della torta. Cioè li amo alla follia. Non c’è davvero malessere che un buon thriller non possa curare. Il romanzo di Zilahy, oltre a essere scritto con maestria (del resto, stiamo parlando di uno che ha tradotto il Premio Pulitzer Donna Tartt, non so se mi spiego), tiene incollati dall’inizio alla fine. Perfetta l’ambientazione, terrificante la storia, giusto il ritmo. Aspetto il prossimo con curiosità.

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine – Ransom Riggs (BUR, trad. Ilaria Katerinov)

Anche di questo libro ho già scritto: una delle rivelazioni letterarie del mio 2016. Credo che la bravura di un autore si veda anche quando sa mischiare una realtà sconvolgente e terribile con una fantasia onirica senza mai perdere il filo. In questo Ransom Riggs è decisamente un maestro. Se poi amate le foto d’epoca come la sottoscritta non potete perdervelo. Leggerò sicuramente anche gli altri due capitoli della trilogia.

Central Park – Guillaume Musso (Bompiani, trad. Sergio Arecco)

Indubbiamente Musso è diventato uno degli autori contemporanei che seguo di più. Ho divorato questo thriller a tratti surreale. Avete presente quando ti accorgi che sono le 2 di notte ma non riesci a mettere giù il libro? Ecco. Consigliatissimo per qualche ora di relax a colpi di brividi.

La ragazza nella nebbia – Donato Carrisi (Longanesi)

Donato Carrisi è un mito. Non solo perché è simpaticissimo. Non solo perché ha uno stile pieno di bellezza nel raccontare cose spesso di una profonda bruttezza. Se in Italia c’è qualcuno che può concorrere con i grandi scrittori di thriller americani è proprio lui. Già nella lista della spesa Il maestro delle ombre, il suo nuovo romanzo appena uscito.

Città in fiamme – Garth Risk Hallberg (Mondadori, trad. Massimo Bocchiola)

Una delle letture più impegnative di questo 2016, ma anche una di quelle che più mi ha dato soddisfazione. Città in fiamme è un romanzo scritto benissimo, con un intreccio perfetto, capace di tenere altissima l’attenzione senza perdere un solo colpo. Un libro che trascina anche più di un thriller, pur non essendolo in senso stretto, e che racconta magistralmente un pezzo di America degli anni Settanta. Arrivi alla fine di queste 1000 pagine e un po’ ti dispiace. Non è da tutti.

Olga di Carta – Elisabetta Gnone (Salani)

Chiudo questa piccola lista con un libro che mi è rimasto nel cuore. Leggete la storia di Olga, il suo viaggio in un mondo favoloso e indimenticabile: vi farà bene. Olga di carta non è una semplice fiaba, è pura magia, per tutte le età. Io l’ho amato. È uno di quei libri che dovresti sempre tenere a portata di mano, per le emergenze della vita. E per iniziare bene il nuovo anno… che ne abbiamo proprio bisogno. Evviva Olga!

Ce ne sono stati altri, di libri che hanno lasciato il segno in questo 2016. Di alcuni vi ho già parlato nei miei ultimi post, altri ve li racconterò prossimamente.

Per ora, non mi resta che augurarvi buon Natale. Che sia sereno, in compagnia di chi amate. E di un buon libro, naturalmente!

Sulla via del male con J.K. Rowling

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La via del male è il terzo capitolo della serie di Cormoran Strike firmata da J.K. Rowling con lo pseudonimo Robert Galbraith. Non lo nego: questo romanzo non ha avuto tutte critiche esaltanti. Ma, come spesso succede, io vado un po’ contro corrente e… niente, l’ho adorato.

Ho adorato Cormoran, gigante buono senza una gamba, ho adorato la sua ruvidezza che nasconde un animo gentile e profondamente altruista. Ho adorato Robin, collega nell’agenzia investigativa e compagna di tante avventure. L’ho adorata ancora di più, in questo terzo capitolo, per la sua fragilità, le sue incertezze alla vigilia di un matrimonio con un uomo che probabilmente non sente più affine, con al dito un anello di fidanzamento che pesa come piombo. Amo l’ambientazione londinese, quel grigio e quella pioggia che accompagnano alla perfezione i passi dei due protagonisti.

E ho amato, naturalmente, la scrittura ineccepibile della Rowling, che questa volta ci regala una storia piuttosto macabra – inizia tutto con una gamba mozzata fatta recapitare alla povera Robin – che, come nei precedenti capitoli, è fatta di ombre, quelle che nascondono la parte più oscura e terribile dell’animo umano.
Quelle che nascondono il male.

Il giallo è solo un pretesto per raccontare questo: il male che si annida ovunque e, potenzialmente, in ciascuno di noi. La fragilità che è parte di ciascuno, ma non per questo ci rende meno forti, solo più umani. E l’amore. Un amore che forse non rispetta i nostri piani, che non ci aspettavamo e complica ogni cosa. Un amore che è, prima di tutto, amore per noi stessi, per ciò in cui crediamo, per quello che ci rende vivi. Anche se si chiama pericolo.

Una lettura che vi terrà in buona compagnia, e che mi sento di consigliare: ha superato anche la prova “porta un libro con te mentre aspetti il tuo turno dal medico”, collaudata!

La lettrice scomparsa di Fabio Stassi

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I libri hanno il potere di curare le ferite dell’anima, questa è la teoria che sostengo anch’io fra le pagine virtuali di questo blog, e nella mia vita di tutti i giorni. Ho conosciuto Fabio Stassi proprio così: tra le pagine di Curarsi con i libri (Sellerio) di Berthoud e Elderkin, da lui curato: la bibbia della biblioterapia, un vero prontuario da tenere sempre accanto per ogni evenienza e ogni male.

Potete quindi capire perché io mi sia letteralmente precipitata in libreria ad acquistare La lettrice scomparsa, romanzo di Stassi perfetto in tutto, dal titolo alla casa editrice che adoro. Ed è stato puro godimento bibliofilo dalla prima all’ultima pagina! La lettrice scomparsa è un giallo – perché effettivamente scompare un’accanita lettrice e non si sa più dove sia -, ma è soprattutto una travolgente storia d’amore: quella dell’uomo con i libri.

Mi ero ammalato di letteratura.
Sapevo che si trattava di una malattia mortale, e incurabile.

Il protagonista, Vince Corso – omaggio al Corso del Club Dumas, capolavoro di Arturo Pérez-Reverte –  scrive cartoline a un padre che non ha mai conosciuto, ma che gli ha lasciato in eredità tre libri. Tre libri che hanno cambiato la sua vita.

Mi chiamo Vince Corso e per molto tempo ho collezionato libri che iniziano con la stessa parola. Poi ho smesso. Come si smette di credere in un mondo intatto nelle cose e negli affetti. Ma l’abitudine di ammucchiare libri mi è rimasta, più di una malattia.

Professore precario, si reinventa biblioterapista: nella sua mansarda-studio accoglie donne di ogni età, con le loro follie e i loro mali, e tenta – non sempre riuscendoci –  di curarle a suon di letture. Un personaggio così non può che mettersi sulle tracce della lettrice scomparsa, lasciandosi guidare da doti investigative ma soprattutto dai libri. Già, saranno proprio i nostri amati libri a svelare il mistero. E, ancora una volta, a confondere le carte facendoci chiedere: è più vera la realtà di tutti i giorni o quella di un libro? Perché, come dicono a Vince, ogni racconto apre un’indagine.

Un romanzo scritto benissimo, una lettura che si scioglie in bocca come una caramella alla fragola, lasciando per ore quel suo dolce profumo. Condito da una sottile ironia, che fa da ciliegina sulla torta.

– Dottore, non sopporto più il mio coinquilino.
– A parte il fatto che non sono un dottore, non credo che lei abbia bisogno di un libro da leggere, le basterà cambiare casa.
– C’è un ostacolo da superare, prima.
– Quale sarebbe?
– Il mio coinquilino è anche mio marito.

Un piccolo gioiello dedicato a ogni lettore, da divorare in pochi giorni armati di matita – che di belle frasi da sottolineare e di titoli da segnare nella biblio-lista della spesa ce ne sono parecchi.

Grazie di cuore, Fabio Stassi, per averci regalato queste pagine, dove protagonisti sono i libri e chi li legge. Quindi un po’ anche noi.

Perché niente esiste se non si può raccontare.

Chi ha paura di dormire nella valle dell’orco?

[Umberto Matino, La valle dell’orco, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, ristampa 2016]

 

Non sono mai stata una bambina capricciosa. Non puntavo i piedi, non dicevo mai “voglio”, non scalpitavo. Poi non dormivo e mangiavo troppo poco, ma questa è un’altra storia. Di bambini capricciosi, però, ne ho conosciuti molti. Ho visto lacrimoni scendere copiosi, piccole bocche spalancate urlare a squarciagola, piedini dibattersi come posseduti da un’entità furiosa. E genitori stremati. Che, non sapendo più a che santo votarsi, immancabilmente se ne uscivano con la frase delle frasi, l’innocua minaccia che avrebbe dovuto porre fine al terremoto: “Viene l’orco e ti porta via!”. D’accordo, un modo di dire che fa molto anni ’80 e oggi forse è meno utilizzato (anche perché, a pensarci bene, sortiva pochi effetti). Ma è stato proprio così che incontrai l’orco per la prima volta, dalle parole di mamme e papà evidentemente disperati. Non ne avevo paura, anzi, gli orchi mi affascinavano. E non temevo certo che venissero a tirarmi le coperte di notte. Piuttosto li avrei aspettati perché mi facessero compagnia, da brava figlia unica.

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