La lettrice scomparsa di Fabio Stassi

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I libri hanno il potere di curare le ferite dell’anima, questa è la teoria che sostengo anch’io fra le pagine virtuali di questo blog, e nella mia vita di tutti i giorni. Ho conosciuto Fabio Stassi proprio così: tra le pagine di Curarsi con i libri (Sellerio) di Berthoud e Elderkin, da lui curato: la bibbia della biblioterapia, un vero prontuario da tenere sempre accanto per ogni evenienza e ogni male.

Potete quindi capire perché io mi sia letteralmente precipitata in libreria ad acquistare La lettrice scomparsa, romanzo di Stassi perfetto in tutto, dal titolo alla casa editrice che adoro. Ed è stato puro godimento bibliofilo dalla prima all’ultima pagina! La lettrice scomparsa è un giallo – perché effettivamente scompare un’accanita lettrice e non si sa più dove sia -, ma è soprattutto una travolgente storia d’amore: quella dell’uomo con i libri.

Mi ero ammalato di letteratura.
Sapevo che si trattava di una malattia mortale, e incurabile.

Il protagonista, Vince Corso – omaggio al Corso del Club Dumas, capolavoro di Arturo Pérez-Reverte –  scrive cartoline a un padre che non ha mai conosciuto, ma che gli ha lasciato in eredità tre libri. Tre libri che hanno cambiato la sua vita.

Mi chiamo Vince Corso e per molto tempo ho collezionato libri che iniziano con la stessa parola. Poi ho smesso. Come si smette di credere in un mondo intatto nelle cose e negli affetti. Ma l’abitudine di ammucchiare libri mi è rimasta, più di una malattia.

Professore precario, si reinventa biblioterapista: nella sua mansarda-studio accoglie donne di ogni età, con le loro follie e i loro mali, e tenta – non sempre riuscendoci –  di curarle a suon di letture. Un personaggio così non può che mettersi sulle tracce della lettrice scomparsa, lasciandosi guidare da doti investigative ma soprattutto dai libri. Già, saranno proprio i nostri amati libri a svelare il mistero. E, ancora una volta, a confondere le carte facendoci chiedere: è più vera la realtà di tutti i giorni o quella di un libro? Perché, come dicono a Vince, ogni racconto apre un’indagine.

Un romanzo scritto benissimo, una lettura che si scioglie in bocca come una caramella alla fragola, lasciando per ore quel suo dolce profumo. Condito da una sottile ironia, che fa da ciliegina sulla torta.

– Dottore, non sopporto più il mio coinquilino.
– A parte il fatto che non sono un dottore, non credo che lei abbia bisogno di un libro da leggere, le basterà cambiare casa.
– C’è un ostacolo da superare, prima.
– Quale sarebbe?
– Il mio coinquilino è anche mio marito.

Un piccolo gioiello dedicato a ogni lettore, da divorare in pochi giorni armati di matita – che di belle frasi da sottolineare e di titoli da segnare nella biblio-lista della spesa ce ne sono parecchi.

Grazie di cuore, Fabio Stassi, per averci regalato queste pagine, dove protagonisti sono i libri e chi li legge. Quindi un po’ anche noi.

Perché niente esiste se non si può raccontare.

La libreria delle storie sospese: quando i sogni diventano realtà

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[Avvertenza: questo è un post che non parla solo di libri, parla soprattutto di sogni.]

Tutti abbiamo un sogno.
Almeno uno.

Da piccola, avevo sogni che mi sembravano immensi. Quando andavo all’asilo sognavo di essere a scuola e di dover fare i compiti per il giorno dopo, tanto da costringere mia mamma a fingere di essere la maestra. Alle elementari, sognavo di diventare una benzinaia, perché quando mi fermavo col papà a fare benzina nel centro del paese adoravo quel profumo, alzavo il finestrino e aspiravo più che potevo. Poi, però, quando mi chiedevano cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande rispondevo sempre “la ballerina”: perché era la risposta che tutti si sarebbero aspettati, perché non volevo deludere nessuno. E perché ancora non avevo imparato una delle lezioni fondamentali: che ai sogni bisogna continuare a crederci, anche quando nessuno sembra crederci insieme a te.

Tra i banchi dell’università ho maturato un sogno che tale sarebbe rimasto. Non perché non lo volessi davvero, ma perché di sogni ne avevo più d’uno, e alla fine qualcuno si è realizzato, qualche altro no, com’è giusto che sia. La vita, in fondo, ti porta dove vuoi davvero, anche se subito magari non te ne accorgi. E così, il sogno di aprire una libreria è rimasto tale. È un sogno in cui mi piace rifugiarmi ogni tanto, quando ho voglia di fuggire per un attimo dalla realtà in cui vivo, che mi sono faticosamente costruita e che mi piace. Così, per coccolarmi un po’.

Per questo ho adorato il libro di Cristina Di Canio, La libreria delle storie sospese. Perché lei il suo sogno l’ha conquistato, con tenacia e grande forza di volontà. Mentre purtroppo molte librerie in Italia chiudono, Cristina ha aperto la sua in 30 metri quadri di una strada alla periferia di Milano. La libreria Il mio libro dalle pareti orgogliosamente lilla – soffitto compreso! -, è diventata in pochi anni un importante centro culturale, con una media di tre presentazioni d’autore a settimana, e sempre mille più una iniziative. Conoscendo Cristina non ci si stupisce di tanto successo: è un vulcano di inarrestabile energia, una simpatia che ti conquista, una mente brillante. Cristina non si è arresa alle difficoltà e la fortuna l’ha premiata – perché sì, che la fortuna aiuti gli audaci non è un luogo comune. Un giorno qualcuno è entrato fra quelle pareti lilla e ha lasciato un libro sospeso: avete presente il caffè sospeso di Napoli? Ecco, la stessa cosa, solo che è fatto di carta, parole e… sogni. Da lì, il libro sospeso ha assunto le dimensioni di un’onda immensa e travolgente, diventando il simbolo della generosità senza secondi fini. Perché praticare atti di gentilezza senza aspettarsi nulla in cambio è diventata un’arte rara, ma di cui abbiamo tutti bisogno.

La libreria delle storie sospese racconta tutto questo, e molto di più. La voce narrante è quella di Adele, anziana signora che ama profondamente i libri e la lettura. Trascorre le giornate seduta a leggere in quella che è ormai diventata la sua poltrona nella libreria della giovane Nina, alle prese con clienti pazzi (che davvero esistono!) e mal d’amore. Adele è arrivata a Milano dal sud Italia molti anni prima: il suo è un racconto commovente, emozionante, pieno di cuore e saggezza. Attraverso le sue parole scorre una storia dedicata a tutti coloro che amano l’universo meraviglioso dei libri e delle librerie, ma soprattutto a chi crede nei propri sogni anche se ancora non li ha realizzati, o a chi li ha persi per strada, perché possa riscoprirli.

Leggere è un’attività seria e va fatta con coscienza. Ci sono libri da iniziare in treno, altri da tenere sul comodino e sfogliare a letto, alcuni che possono funzionare solo alla luce del sole splendente su una bella e affollata spiaggia e altri ancora che hanno bisogno del silenzio assoluto.

Prima di leggere questo piccolo, grande libro, pensavo che a colpirmi sarebbe stata la storia stessa, ambientata fra gli scaffali di una libreria diventata un posto magico. E così è stato, ma ad affascinarmi davvero è stata la scrittura matura e curata di Cristina, alla sua prima prova come scrittrice, che risulta perfetta sia nella narrazione di Adele, una donna d’altri tempi, sia in quella della quotidianità della trentenne Nina. E proprio attraverso la bella scrittura di Cristina scopriamo una Milano nascosta e suggestiva, accompagnati da racconti del passato, canzoni di ieri e di oggi, titoli di libri che la stessa autrice ama, dai classici ai romanzi contemporanei.

Sono quei romanzi che ti entrano dentro, che sembrano raccontare proprio la tua storia, che sono stati scritti – e su questo potresti giurarci – solo per lanciare un messaggio a te, proprio a te che li leggi magari un secolo dopo e capisci davvero cosa stanno raccontando.

Chiudi La libreria delle storie sospese e vorresti tenere con te ancora per un po’ Adele e Nina, a farti compagnia. Vorresti anche tu sederti su quella poltrona a leggere o semplicemente a guardare per qualche minuto la vita che scorre tra quelle pareti lilla. Chiudi il romanzo di Cristina e ti sembra che quel sogno sia un po’ anche tuo. Annusi quelle pagine che sanno di buono e hai la sensazione che i tuoi, di sogni, siano un po’ più vicini. Senza dimenticare la cosa più importante. Che i sogni non basta averli. Non basta pensarci e ripensarci durante il giorno. Non basta volere. Dei sogni, come dei libri, ci si deve prendere cura.

Regalare un libro che ami a qualcuno che sa apprezzarlo quanto te, che ci si perde dentro come hai fatto tu, che soffre, ride, piange, si innamora con la stessa potenza che ti ha travolta, è un’esperienza esaltante. C’è un legame speciale tra i cultori degli stessi romanzi.

Se la magia dei libri è poter vivere mille vite, con La libreria delle storie sospese non ci si limita a questo: si vive un sogno.

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Cristina Di Canio, La libreria delle storie sospese, Rizzoli

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Cristina ha presentato il suo libro venerdì 20 maggio alla Libreria Galla di Vicenza, accompagnata da Eva Massari: un momento indimenticabile!

Il blog di Cristina e della sua libreria è La scatola lilla.

Mendel: ovvero, dell’amore per i libri

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La storia di chi dei libri sapeva tutto. Di chi li respirava, li toccava, li raccoglieva e li rivendeva porta a porta. Perché un vero negozio non poteva permetterselo.

Una storia triste, affascinante, quasi fiabesca, fino alla sua disperata fine.
Si chiama Mendel, è russo, ma vive a Vienna. Anzi, in un particolare posto di Vienna: che non è la sua fredda mansarda. E non è nemmeno un posto di lavoro. E’ un caffè: il luogo prediletto da chi ha bisogno di riscaldarsi bevendo qualcosa di fumante, magari un bicchiere di vino accompagnato da un panino appena sfornato. Ma Mendel non è fra questi. Non ne ha bisogno: a riscaldargli il cuore ci pensano i suoi amati libri. Venerati, curati. Studiati tanto a lungo da non avere nemmeno bisogno di scriverne titoli o autori: è tutto fissato nella sua mente, computer umano di quasi un secolo fa. Quel caffè viennese diventa il suo mondo: lì riceve conoscenti, studiosi, appassionati lettori. Lì gli vengono spedite lettere, scritte da facoltosi bibliofili in cerca dell’ultima edizione di pregio. Lì c’è qualcuno che si prende cura di lui, facendo in modo che non gli manchi mai il pane, perché di soli libri – come d’amore – purtroppo non si può vivere. E lì, c’è persino qualcuno che si occupa di riattaccare i bottoni al suo cappotto ormai logoro.
Poi, arriverà la guerra. Arriverà di nuovo il freddo, e soprattutto il silenzio: silenzio di una vita senza carta, senza profumo di pagine. Giorni in cui non serve più infilare gli spessi occhiali per vedere.
La breve, semplice storia di un uomo, difficile da dimenticare e ancora piena di cose da dire.
Il libro per Mendel è il suo ieri, e il suo oggi: al lettore scoprire se – e in che modo – sarà anche un possibile domani.

 

Quotes:

 

“Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano”.

 

“…i libri si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall’inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l’oblio”.

 

Il suggerimento:
Da leggere tutto d’un fiato, come ho fatto io: va assaporato subito, forte e senza staccare gli occhi dalla pagina.

 

La controindicazione:
Non fatelo in treno: qualcuno potrebbe vedervi con gli occhi giusto un po’ lucidi. Se poi siete costretti a tirare fuori il kleenex e soffiare, la frittata è fatta!

 

[Stefan Zweig, Mendel dei libri, Adelphi, 2010]

Credevo fossero libri…

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…invece era una truffa!

Roald Dahl, Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra, Guanda.

Proprio così, perché dietro quest’impettita figura di antiquario cartaceo – o bouquiniste, per i palati più raffinati – si nasconde un incallito truffatore. Con quel segreto in più. Capace di far sganciare montagne di quattrini ad ogni rispettabile famiglia bene londinese. Capace di far girare le budella ad ogni novella vedova (e nella tomba elegantemente foderata gli ignari defunti). Capace che con due mosse furbette ti rovescia come un calzino sporco tutta l’Inghilterra. Ma, si sa, la furbizia assieme all’ingordigia – in questo caso pecuniaria – non porta da nessuna parte. E così… presto verrà svelato il mistero, ed a rimanere in calzini sporchi non sarà certo la benemerita corona inglese.
Inizia da questo libro il viaggio nelle bibliocure. E non a caso.
Non a caso in quanto recentemente testato dalla sottoscritta durante quel fastidioso raffreddore che ha starnutito questo blog. E non a caso, soprattutto, perché possiede quelle caratteristiche che lo rendono una lettura perfetta nei giorni di inossidabile influenza: leggerezza, sia nel contenuto che nelle dimensioni, essenziale nei giorni di debolezza latente che anche alzare un dito diventa sforzo disumano. Nonchè breve, dal carattere chiaro e leggibilissimo senza alcuna lente d’ingrandimento che fa tanto nonno.
Il racconto è seguito da Lo scrittore automatico, utile se proprio la sfiga incombe e l’influenza tarda a guarire. Protagonista un giovane scribacchino che, non riuscendo a sfondare nell’editoria ma ritrovandosi in dote una mente matematica geniale, decide di inventarsi un marchingegno strano… Non me ne voglia nessuno, ma a parer mio più di qualche prolifico scrittore dei nostri giorni l’ha scoperto e ne fa spudoratamente uso.