Il tredicesimo dono – Ogni giorno può essere Natale

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Ogni anno a Natale scelgo un libro a tema. Continuo questa tradizione da quando, molto tempo fa, ho letto per la prima volta Canto di Natale, il capolavoro di Charles Dickens, al quale sono incredibilmente affezionata. Da Fuga dal Natale di John Grisham a Un Natale in giallo della Sellerio, una delle mie case editrici del cuore, il libro natalizio è un appuntamento fisso. Continue reading “Il tredicesimo dono – Ogni giorno può essere Natale”

La lettrice scomparsa di Fabio Stassi

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I libri hanno il potere di curare le ferite dell’anima, questa è la teoria che sostengo anch’io fra le pagine virtuali di questo blog, e nella mia vita di tutti i giorni. Ho conosciuto Fabio Stassi proprio così: tra le pagine di Curarsi con i libri (Sellerio) di Berthoud e Elderkin, da lui curato: la bibbia della biblioterapia, un vero prontuario da tenere sempre accanto per ogni evenienza e ogni male.

Potete quindi capire perché io mi sia letteralmente precipitata in libreria ad acquistare La lettrice scomparsa, romanzo di Stassi perfetto in tutto, dal titolo alla casa editrice che adoro. Ed è stato puro godimento bibliofilo dalla prima all’ultima pagina! La lettrice scomparsa è un giallo – perché effettivamente scompare un’accanita lettrice e non si sa più dove sia -, ma è soprattutto una travolgente storia d’amore: quella dell’uomo con i libri.

Mi ero ammalato di letteratura.
Sapevo che si trattava di una malattia mortale, e incurabile.

Il protagonista, Vince Corso – omaggio al Corso del Club Dumas, capolavoro di Arturo Pérez-Reverte –  scrive cartoline a un padre che non ha mai conosciuto, ma che gli ha lasciato in eredità tre libri. Tre libri che hanno cambiato la sua vita.

Mi chiamo Vince Corso e per molto tempo ho collezionato libri che iniziano con la stessa parola. Poi ho smesso. Come si smette di credere in un mondo intatto nelle cose e negli affetti. Ma l’abitudine di ammucchiare libri mi è rimasta, più di una malattia.

Professore precario, si reinventa biblioterapista: nella sua mansarda-studio accoglie donne di ogni età, con le loro follie e i loro mali, e tenta – non sempre riuscendoci –  di curarle a suon di letture. Un personaggio così non può che mettersi sulle tracce della lettrice scomparsa, lasciandosi guidare da doti investigative ma soprattutto dai libri. Già, saranno proprio i nostri amati libri a svelare il mistero. E, ancora una volta, a confondere le carte facendoci chiedere: è più vera la realtà di tutti i giorni o quella di un libro? Perché, come dicono a Vince, ogni racconto apre un’indagine.

Un romanzo scritto benissimo, una lettura che si scioglie in bocca come una caramella alla fragola, lasciando per ore quel suo dolce profumo. Condito da una sottile ironia, che fa da ciliegina sulla torta.

– Dottore, non sopporto più il mio coinquilino.
– A parte il fatto che non sono un dottore, non credo che lei abbia bisogno di un libro da leggere, le basterà cambiare casa.
– C’è un ostacolo da superare, prima.
– Quale sarebbe?
– Il mio coinquilino è anche mio marito.

Un piccolo gioiello dedicato a ogni lettore, da divorare in pochi giorni armati di matita – che di belle frasi da sottolineare e di titoli da segnare nella biblio-lista della spesa ce ne sono parecchi.

Grazie di cuore, Fabio Stassi, per averci regalato queste pagine, dove protagonisti sono i libri e chi li legge. Quindi un po’ anche noi.

Perché niente esiste se non si può raccontare.

La libreria delle storie sospese: quando i sogni diventano realtà

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[Avvertenza: questo è un post che non parla solo di libri, parla soprattutto di sogni.]

Tutti abbiamo un sogno.
Almeno uno.

Da piccola, avevo sogni che mi sembravano immensi. Quando andavo all’asilo sognavo di essere a scuola e di dover fare i compiti per il giorno dopo, tanto da costringere mia mamma a fingere di essere la maestra. Alle elementari, sognavo di diventare una benzinaia, perché quando mi fermavo col papà a fare benzina nel centro del paese adoravo quel profumo, alzavo il finestrino e aspiravo più che potevo. Poi, però, quando mi chiedevano cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande rispondevo sempre “la ballerina”: perché era la risposta che tutti si sarebbero aspettati, perché non volevo deludere nessuno. E perché ancora non avevo imparato una delle lezioni fondamentali: che ai sogni bisogna continuare a crederci, anche quando nessuno sembra crederci insieme a te.

Tra i banchi dell’università ho maturato un sogno che tale sarebbe rimasto. Non perché non lo volessi davvero, ma perché di sogni ne avevo più d’uno, e alla fine qualcuno si è realizzato, qualche altro no, com’è giusto che sia. La vita, in fondo, ti porta dove vuoi davvero, anche se subito magari non te ne accorgi. E così, il sogno di aprire una libreria è rimasto tale. È un sogno in cui mi piace rifugiarmi ogni tanto, quando ho voglia di fuggire per un attimo dalla realtà in cui vivo, che mi sono faticosamente costruita e che mi piace. Così, per coccolarmi un po’.

Per questo ho adorato il libro di Cristina Di Canio, La libreria delle storie sospese. Perché lei il suo sogno l’ha conquistato, con tenacia e grande forza di volontà. Mentre purtroppo molte librerie in Italia chiudono, Cristina ha aperto la sua in 30 metri quadri di una strada alla periferia di Milano. La libreria Il mio libro dalle pareti orgogliosamente lilla – soffitto compreso! -, è diventata in pochi anni un importante centro culturale, con una media di tre presentazioni d’autore a settimana, e sempre mille più una iniziative. Conoscendo Cristina non ci si stupisce di tanto successo: è un vulcano di inarrestabile energia, una simpatia che ti conquista, una mente brillante. Cristina non si è arresa alle difficoltà e la fortuna l’ha premiata – perché sì, che la fortuna aiuti gli audaci non è un luogo comune. Un giorno qualcuno è entrato fra quelle pareti lilla e ha lasciato un libro sospeso: avete presente il caffè sospeso di Napoli? Ecco, la stessa cosa, solo che è fatto di carta, parole e… sogni. Da lì, il libro sospeso ha assunto le dimensioni di un’onda immensa e travolgente, diventando il simbolo della generosità senza secondi fini. Perché praticare atti di gentilezza senza aspettarsi nulla in cambio è diventata un’arte rara, ma di cui abbiamo tutti bisogno.

La libreria delle storie sospese racconta tutto questo, e molto di più. La voce narrante è quella di Adele, anziana signora che ama profondamente i libri e la lettura. Trascorre le giornate seduta a leggere in quella che è ormai diventata la sua poltrona nella libreria della giovane Nina, alle prese con clienti pazzi (che davvero esistono!) e mal d’amore. Adele è arrivata a Milano dal sud Italia molti anni prima: il suo è un racconto commovente, emozionante, pieno di cuore e saggezza. Attraverso le sue parole scorre una storia dedicata a tutti coloro che amano l’universo meraviglioso dei libri e delle librerie, ma soprattutto a chi crede nei propri sogni anche se ancora non li ha realizzati, o a chi li ha persi per strada, perché possa riscoprirli.

Leggere è un’attività seria e va fatta con coscienza. Ci sono libri da iniziare in treno, altri da tenere sul comodino e sfogliare a letto, alcuni che possono funzionare solo alla luce del sole splendente su una bella e affollata spiaggia e altri ancora che hanno bisogno del silenzio assoluto.

Prima di leggere questo piccolo, grande libro, pensavo che a colpirmi sarebbe stata la storia stessa, ambientata fra gli scaffali di una libreria diventata un posto magico. E così è stato, ma ad affascinarmi davvero è stata la scrittura matura e curata di Cristina, alla sua prima prova come scrittrice, che risulta perfetta sia nella narrazione di Adele, una donna d’altri tempi, sia in quella della quotidianità della trentenne Nina. E proprio attraverso la bella scrittura di Cristina scopriamo una Milano nascosta e suggestiva, accompagnati da racconti del passato, canzoni di ieri e di oggi, titoli di libri che la stessa autrice ama, dai classici ai romanzi contemporanei.

Sono quei romanzi che ti entrano dentro, che sembrano raccontare proprio la tua storia, che sono stati scritti – e su questo potresti giurarci – solo per lanciare un messaggio a te, proprio a te che li leggi magari un secolo dopo e capisci davvero cosa stanno raccontando.

Chiudi La libreria delle storie sospese e vorresti tenere con te ancora per un po’ Adele e Nina, a farti compagnia. Vorresti anche tu sederti su quella poltrona a leggere o semplicemente a guardare per qualche minuto la vita che scorre tra quelle pareti lilla. Chiudi il romanzo di Cristina e ti sembra che quel sogno sia un po’ anche tuo. Annusi quelle pagine che sanno di buono e hai la sensazione che i tuoi, di sogni, siano un po’ più vicini. Senza dimenticare la cosa più importante. Che i sogni non basta averli. Non basta pensarci e ripensarci durante il giorno. Non basta volere. Dei sogni, come dei libri, ci si deve prendere cura.

Regalare un libro che ami a qualcuno che sa apprezzarlo quanto te, che ci si perde dentro come hai fatto tu, che soffre, ride, piange, si innamora con la stessa potenza che ti ha travolta, è un’esperienza esaltante. C’è un legame speciale tra i cultori degli stessi romanzi.

Se la magia dei libri è poter vivere mille vite, con La libreria delle storie sospese non ci si limita a questo: si vive un sogno.

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Cristina Di Canio, La libreria delle storie sospese, Rizzoli

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Cristina ha presentato il suo libro venerdì 20 maggio alla Libreria Galla di Vicenza, accompagnata da Eva Massari: un momento indimenticabile!

Il blog di Cristina e della sua libreria è La scatola lilla.

Nel nome della rosa – Ciao, Umberto

Per Umberto Eco (1932-2016)
Tu sei il primo a cui penso quando mi chiedono la lista dei dieci libri della mia vita
 
Il nome della rosa: edizione Fabbri, copertina rigida rossa, caratteri dorati.
E quel film. Avrò avuto forse dieci anni, di certo non capii bene tutto, eppure provai così tanta ansia mista a stupore che mi ripromisi di leggerti quanto prima. Naturalmente ero troppo piccola per riuscire a farlo come si deve, e poco dopo sarei stata travolta dall’Età della Stupidità. L’E.d.S., che nel mio caso si aggirò intorno ai 13-16 anni, era fatta di baci che non avevo ancora dato, brutti voti in matematica che non riuscivo proprio a farmi piacere e soprattutto molta preoccupazione per i jeans Levi’s che mi stavano sempre troppo larghi. Quindi difficilmente avrei messo il naso fra pagine che raccontavano una storia così lontana da me e dalle mie lacrime adolescenziali. In compenso Gianmaria, il mio unico compagno di classe maschio – ne avevo anche un altro, ma si era fatto sospendere per una storia cretina e subito dopo ha cambiato istituto – ci passava le ore a leggerti, nascondendo il libro sotto il banco. Io non capivo (ricordiamoci che dovevo ancora uscire definitivamente dall’E.d.S.) e mi chiedevo cosa potessi avere di tanto speciale. Così speciale che Gianmaria non si limitava solo a leggerti, ma ti leggeva e rileggeva e rileggeva ancora senza soluzione di continuità – e stiamo parlando di un mattone di 500 pagine. Un giorno arrivò a scuola con Il signore degli Anelli: disse che avrebbe tentato di rimpiazzarti. Non so poi se ci sia davvero riuscito (secondo me no).
 
Ad ogni modo, fu solo qualche anno dopo che decisi di iniziare. Ricordo che era estate e faceva un caldo asfissiante. Io ero in giardino, all’ombra di un albero da frutto, forse un pesco – è stato poco prima che Oreste, il coniglio nano, lo scuoiasse a morsi. Non riuscii più a staccarmi dalle tue pagine, lo sguardo pieno di meraviglia, armata di matita e blocco per gli appunti – le cose che nella mia beata ignoranza non sapevo erano troppe e avevo bisogno di ritornarci sopra con calma. Penso sempre che dovrei rileggerti, perché sembra ieri ma in realtà è già passato troppo tempo e i ricordi sbiadiscono. Ma so perfettamente cosa mi sono detta dopo avere chiuso il libro. Che non ce ne sarebbe stato mai uno di uguale. Ed è proprio così.
 
Ricordo il tuo Pendolo di Foucault che girava per casa. Ricordo la Bustina di Minerva da aprire e rileggere mille volte. Ricordo mia madre che tornava a casa e tirava fuori dalla borsa L’isola del giorno prima. Ricordo Baudolino che staziona nella mia libreria ma ancora non ho letto. Ricordo il Cimitero di Praga che leggevo mentre inalavo aerosol al cortisone per curare la polmonite. Ricordo la delusione che provai leggendo Numero zero, ma del resto anche gli amici migliori ogni tanto ti deludono, no?
 
Se l’avere scritto una discreta tesi di laurea lo devo anche a te – e come me una buona fetta di studenti universitari –, è stata la regina Loana ad aprirmi gli occhi e il cuore su quella che sarebbe diventata una delle mie più grandi passioni, e poi una professione. Sognavo di essere Sibilla e di lavorare in uno studio bibliografico, a compilare schede fra tomi preziosi di secoli fa. In quel periodo ti scrissi una lettera, che poi però non spedii. Non ero una persona particolarmente coraggiosa (ci sto lavorando). Poi, le cose in parte andarono come sognavo, in parte no, ma va bene così. Sono pochi i libri che riescono a parlarti in questo modo, a suggerirti un’ipotetica strada da percorrere, a indicarti un possibile obiettivo. Tu ne hai scritto uno. Ti sembra poco?
 
Sabato 20 febbraio la sveglia suona alle 7. E mentre con una mano la spengo e con l’altra accendo il cellulare, come faccio ogni mattina, penso alle solite stupidaggini: cosa mi metto-chissà che non piova-i capelli mi staranno da schifo-speriamo il treno sia puntuale-tè o caffè? E di certo non immagino di leggere una notizia tanto triste. Non sono preparata, non lo siamo mai per certe cose. Non posso crederci, continuo a ripetermi, il che è stupido perché si chiama vita e va così. Subito dopo, una cara amica mi scrive queste parole, che mi sono parse perfette pur nella loro amarezza: “Mi rendo conto solo adesso che finora ho sempre associato a persone come Eco la sicurezza che ci fossero dei guardiani della cultura in Italia per cui il fondo non l’avremmo mai potuto toccare. E invece… Questa notizia mi fa vacillare un bel po’”. Ecco, a te, alla mia amica, a chi mi sta intorno e a me stessa prometto questo: che non mi permetterò di vacillare. Non mi permetterò di essere pessimista. Ma, nel mio piccolissimo universo, farò quanto posso affinché la cultura in Italia resista anche con un “guardiano” in meno e quel maledetto fondo non si possa toccare.
 
Ormai da più di dieci anni vivo anche per questo. Ci sbatto la testa ogni giorno, anche quando mi sembra di avere poche forze, anche quando capisco che io posso arrivare solo fino a un certo punto. Ma ci provo, insistendo, con tenacia, quotidianamente. Ci provo entrando in libreria. Ci provo continuando a leggere e a raccontarne la bellezza. Ci provo impegnandomi a studiare, a formarmi. Ci provo continuando a essere curiosa di tutto. Ci provo lavorando perché le biblioteche restino un punto fermo, solido, un luogo fondamentale per la società. Ci provo cercando di scrivere, di parlare, di comunicare correttamente perché non siamo isole, dannazione, ed è solo comunicando correttamente che possiamo farci ascoltare, lottare per i nostri diritti, per una giusta causa, per un lavoro, per un futuro, per noi stessi e per chi ci sta a cuore.
 
Ci provo scrivendo queste parole, anche se un po’ disordinate.
 
Mi piace pensare che se la regina Loana non fosse entrata nella mia vita forse adesso non sarei quella che sono, non farei quello che faccio, non potrei raccontare tutto questo. Ed è un bel pensiero, che mi rassicura, che mi fa sperare. 
Sorrido ripensando a quei momenti di cui tu, inconsapevolmente, sei stato co-protagonista. Quando mi sono iscritta alla prova di ammissione del tuo master in Editoria cartacea e multimediale, pur consapevole che non avevo né i soldi né la possibilità di trasferirmi per due anni a Bologna. Ma era qualcosa che sentivo di voler fare per me, una soddisfazione forse sciocca ma che mi volevo prendere. E quando uscì l’elenco degli ammessi all’orale e vidi il mio nome, provai una gioia insensata ma pura. Ero contenta così.
Oppure quando venni ad ascoltare la tua lectio magistralis all’apertura della Mostra internazionale del libro antico. Da giorni stavo male, ma ci tenevo troppo e così c’ero (con la faccia verde, ma c’ero). E quando il mio stomaco minacciò di nuovo guerra, come una furia raggiunsi il bagno calpestando non so quante incazzatissime persone. E mentre mi aggrappavo al lavandino non riuscivo a smettere di pensare: “Porca puttana Marta! Di là c’è Umberto Eco e tu sei qui a parlare con il water”. 

Mi hai insegnato una delle cose più importanti: a non essere una lettrice snob. Forse è anche per questo che leggere continua a divertirmi così tanto.

Ti ho incontrato più volte, ma ne ricordo soprattutto una: arrivi con il tuo bastone, mi stringi la mano, ti siedi e inizi a parlare di libri antichi, con la tua garbata ironia. Io ti ascolto, o forse no: ero emozionata, ad averti a meno di un metro. Una persona gentile lì con me ti chiede se puoi regalarmi un tuo autografo – che io mai avrei trovato coraggio di chiedertelo. Parte una frenetica ricerca di un pezzo di carta bianco, che ovviamente non troviamo. Ma alla fine eccoti lì: da anni insieme ai miei libri.

È un bel posto, non credi? Il posto dove resterai per sempre. Nei libri.
 


I libri di cui ho raccontato sono:
Il nome della rosa, Bompiani, 1980 [la mia edizione è Fabbri, La grande biblioteca, 1996]
L’isola del giorno prima, Bompiani, 1994
Il pendolo di Foucault, Bompiani, 1988
Baudolino, Bompiani, 2000
La misteriosa fiamma della regina Loana, Bompiani, 2004
Il cimitero di Praga, Bompiani, 2010
Numero zero, Bompiani, 2015
La bustina di Minerva, Bompiani, 2000
Come si fa una tesi di laurea, Bompiani, 1977

#ioleggoperché a Vicenza: il programma completo


Ecco qui il programma completo di #ioleggoperché a Vicenza il 23 aprile

10.15        
Flash book-mob delle scuole e Parole passanti in Piazza Matteotti davanti a Palazzo Chiericati; a seguire, dalle 11 alle 12.15, al Cinema Odeon, Letture impertinenti con Martina Pittarello (a cura di RBS Vicenza)
Non-stop letteraria in Piazza dei Signori dalle 15 alle 23.30
LOGGIA DEL CAPITANIATO
Postazione delle web radio Classic Venice e Radio Onda 1 che trasmetteranno in diretta l’evento con Personal Librarian
Postazione Il Narratore audiolibri a disposizione del pubblico
PALCO #IOLEGGOPERCHÉ
dalle 15 alle 16.30      
Finalissima di Bravo chi legge, gara di lettura tra classi seconde superiori sul libro Non tutti i bastardi sono di Vienna di Andrea Molesini, Sellerio editore
16.30
Letture animate per bambini delle scuole dell’infanzia e primarie con Pino Costalunga
17.00
Lorenzo Parolin, autore, accompagnato dal suo gruppo di “ciclolettori”
17.30
intervento di Marco Fazzini
17.50
Valentina D’Urbano, autrice
18.20
Sammy Basso, autore
19.00
Intermezzo musicale con fisarmonica e voce a cura del Conservatorio “Arrigo Pedrollo”
19.45
Claudio Ronco, autore, con accompagnamento musicale di Francesco Corona
20.15
Esibizione teatrale dell’associazione Dulcamara
20.30
Silvia Ziche, autrice, presenta il suo ultimo libro e la vignetta-logo creata per la Giornata del Libro. Sul palco con Toni Vedù
21.30
Esibizione teatrale di Theama Teatro
21.40
Letture da libri di Luigi Meneghello a cura dell’omonima associazione culturale di Malo
21:50
Book parade: classifica dei libri più votati dai vicentini, a cura di Stefano Ferrio
22.10
Finale musicale
PIAZZA DEI SIGNORI
dalle 15 alle 17 e dalle 20 alle 22
Letture one to one nelle dodici postazioni #ioleggoperché, incursioni letterarie
16
Partenza tour letterario “La città e le comete” sulle tracce di Goffredo Parise, a cura dell’associazione culturale Itinerari Letterari (con rientro in piazza alle 17)
19      
Aperitivo offerto da ‘Il Vigneto chiamato Italia’ a chi porta con sé un libro e partecipa alle letture
In piazza reading corner e wall delle citazioni
Vi aspettiamo con un libro e tanta voglia di festeggiare!

[A Vicenza Piazza un libro è curato dal Comune di Vicenza in collaborazione con la Biblioteca Civica Bertoliana, le librerie Galla e Traverso, e con il sostegno di Fondazione Adone e Rina Maltauro, di Confcommercio e il supporto organizzativo di Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza]