La colpa – Lorenza Ghinelli

Estefan ha nove anni. Gioca con scivoli che hanno enormi buchi. Tocca scritte sui muri che diventano incubi di sangue. Parla con Angoscia – che ha sempre la A maiuscola – e si abbandona alle vertigini. Ha una madre e un padre che non lo amano più.

Martino aveva il suo ottavo compleanno da festeggiare, fra pizzette e libretti postali aperti da premurosi nonni e gli amichetti al parco con cui giocare a pallone. Tutto bene, tutto apparentemente ok. Finché lo zio posa troppe volte lo sguardo sui suoi pantaloncini rossi.

Greta ha perso la mamma e il papà. E vive con il nonno in una sorta di prigione, in una periferia decadente che è anche periferia dell’anima.

Tre bambini che in pochi anni hanno già vissuto più di quanto si possa sopportare. Tre creature che hanno conosciuto il male, che il male ha unito per sempre, e che dal male, forse, riusciranno un giorno a liberarsi. Verso un destino tutto da riscrivere.

La scrittura di Lorenza Ghinelli è bella. Particolare e piacevole, con un linguaggio diretto che ho amato subito. Va giù che è una meraviglia… ma troppo presto ti accorgi che quello che stai bevendo è puro acido cloridrico. E ti lascerà un segno indelebile.

Ho divorato La colpa con la voglia di arrivare alla fine e allo stesso tempo con una crescente paura. La stessa di Martino. La stessa Angoscia di Estefan.

È un libro che racconta in modo forte e spietato l’infanzia segnata da un dolore così grande e crudele che pare non lasciare scampo. Ma è anche un libro che parla di un riscatto possibile, nonostante tutto.

È un romanzo, questo, al quale non puoi fare altro che abbandonarti, una corrente da cui ti lasci travolgere con la speranza che alla fine si porti via il male. E lavi via la colpa.

La colpa è un libro che non si può dimenticare. Perché è necessario. E io sono felice di averlo incontrato nella mia vita da lettrice.

[Lorenza Ghinelli, La colpa, Newton Compton Editori]

I miei consigli letterari per il Natale 2016

Sì, lo so, arrivo un po’ tardi. Natale è domani, i regali li avete già fatti (spero), ma non potevo proprio evitare di raccontarvi alcuni libri che hanno riempito il mio 2016 e che vi consiglio, sia da mettere sotto l’albero che da leggere in questi giorni di festa.

Quello che sta per finire è stato un anno impegnativo e non facile, per me. Ho letto decisamente meno rispetto agli anni scorsi, le mie letture sono state disordinate, a tratti inconcludenti. Per sfuggire al senso di pesantezza quotidiana, mi sono ritrovata spesso a preferire i miei amati gialli e thriller, con qualche eccezione.

Perché un libro è la migliore medicina per l’anima, non mi stancherò mai di ripeterlo.

Ecco qui!

Il libro dei Baltimore – Jöel Dicker (La nave di Teseo, trad. Vincenzo Vega)

Il popolo dei lettori dovrebbe ringraziare di avere Jöel Dicker, uno che sa cosa significa scrivere e come farlo bene. Se La verità sul caso Harry Quebert mi aveva stregata, questo suo ultimo romanzo non è stato da meno. Forse l’intreccio giallo è meno presente, e bisogna superare un po’ di lentezza nelle prime 200 pagine, ma poi scivola via che è un piacere. Dicker scrive da Dio, c’è poco da fare, e le sue storie sono indimenticabili. Una delle migliori letture degli ultimi mesi.

L’estate del cane bambino – Mario Pistacchio e Laura Toffanello (66thand2nd)

Senza dubbio la più bella scoperta di quest’anno (che devo alle Personal Bookshopper, grazie!). Sul piccolo, grande gioiello che è L’estate del cane bambino non dirò nulla tranne questo: leggetelo. Il panorama di emozioni che si prova tra queste pagine è una delle cose più preziose che possa regalare la lettura.

Le ragazze – Emma Cline (Einaudi, trad. Martina Testa)

Se siete dei ritardatari e c’è ancora qualche regalo da fare, regalate Le ragazze di Emma Cline. Magari regalatelo proprio a una ragazza. Questo romanzo apre gli occhi e la mente, illumina, tramortisce per illuminare di nuovo. Forse non è una lettura “piacevole”, di certo non è fatta per ingannare il tempo con leggerezza, ma poi resta. E resta tanto. Sul fatto che sia scritto (e tradotto) divinamente non mi dilungo, potete leggere la mia recensione qui.

Dopo il nero della notte – Cristina Rava (Garzanti)

Cristina Rava è bravissima. La sua scrittura ha il sapore delle caramelle al miele, quelle che si sciolgono in bocca che è una meraviglia. Impossibile, per me, non adorare la protagonista e gli alti e bassi delle sue giornate, affrontati sempre con la giusta dose di ironia e un pizzico di pazzia. Il fatto poi che sia un giallo, e che il mistero abbia a che fare con dei libri… be’, avete già capito.

È così che si uccide – Mirko Zilahy (Longanesi)

Io sto ai thriller come la ciliegina sta sulla torta. Anzi, sulla panna della torta. Cioè li amo alla follia. Non c’è davvero malessere che un buon thriller non possa curare. Il romanzo di Zilahy, oltre a essere scritto con maestria (del resto, stiamo parlando di uno che ha tradotto il Premio Pulitzer Donna Tartt, non so se mi spiego), tiene incollati dall’inizio alla fine. Perfetta l’ambientazione, terrificante la storia, giusto il ritmo. Aspetto il prossimo con curiosità.

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine – Ransom Riggs (BUR, trad. Ilaria Katerinov)

Anche di questo libro ho già scritto: una delle rivelazioni letterarie del mio 2016. Credo che la bravura di un autore si veda anche quando sa mischiare una realtà sconvolgente e terribile con una fantasia onirica senza mai perdere il filo. In questo Ransom Riggs è decisamente un maestro. Se poi amate le foto d’epoca come la sottoscritta non potete perdervelo. Leggerò sicuramente anche gli altri due capitoli della trilogia.

Central Park – Guillaume Musso (Bompiani, trad. Sergio Arecco)

Indubbiamente Musso è diventato uno degli autori contemporanei che seguo di più. Ho divorato questo thriller a tratti surreale. Avete presente quando ti accorgi che sono le 2 di notte ma non riesci a mettere giù il libro? Ecco. Consigliatissimo per qualche ora di relax a colpi di brividi.

La ragazza nella nebbia – Donato Carrisi (Longanesi)

Donato Carrisi è un mito. Non solo perché è simpaticissimo. Non solo perché ha uno stile pieno di bellezza nel raccontare cose spesso di una profonda bruttezza. Se in Italia c’è qualcuno che può concorrere con i grandi scrittori di thriller americani è proprio lui. Già nella lista della spesa Il maestro delle ombre, il suo nuovo romanzo appena uscito.

Città in fiamme – Garth Risk Hallberg (Mondadori, trad. Massimo Bocchiola)

Una delle letture più impegnative di questo 2016, ma anche una di quelle che più mi ha dato soddisfazione. Città in fiamme è un romanzo scritto benissimo, con un intreccio perfetto, capace di tenere altissima l’attenzione senza perdere un solo colpo. Un libro che trascina anche più di un thriller, pur non essendolo in senso stretto, e che racconta magistralmente un pezzo di America degli anni Settanta. Arrivi alla fine di queste 1000 pagine e un po’ ti dispiace. Non è da tutti.

Olga di Carta – Elisabetta Gnone (Salani)

Chiudo questa piccola lista con un libro che mi è rimasto nel cuore. Leggete la storia di Olga, il suo viaggio in un mondo favoloso e indimenticabile: vi farà bene. Olga di carta non è una semplice fiaba, è pura magia, per tutte le età. Io l’ho amato. È uno di quei libri che dovresti sempre tenere a portata di mano, per le emergenze della vita. E per iniziare bene il nuovo anno… che ne abbiamo proprio bisogno. Evviva Olga!

Ce ne sono stati altri, di libri che hanno lasciato il segno in questo 2016. Di alcuni vi ho già parlato nei miei ultimi post, altri ve li racconterò prossimamente.

Per ora, non mi resta che augurarvi buon Natale. Che sia sereno, in compagnia di chi amate. E di un buon libro, naturalmente!

Le ragazze di Emma Cline – Tra paradiso e inferno

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Alzai gli occhi per via delle risate, e continuai a guardare per via delle ragazze.

Un incipit folgorante, che non dà spazio a dubbi: Le ragazze di Emma Cline è un romanzo che non può lasciare indifferenti.

A colpire non è solo una scrittura bellissima, ambiziosa e di una bellezza perfetta, magistralmente tradotta per Einaudi da Martina Testa. Non è solo l’età dell’autrice americana mentre lo scriveva – appena 24 anni. Non è solo una copertina ammaliante, quel volto di ragazza a metà, lo sguardo coperto dai Ray-Ban scuri. A colpire, e a decretarne lo straordinario successo internazionale, è la capacità di Emma Cline di travolgere il lettore con una storia che oscilla tra paradiso e inferno – più inferno che paradiso -, tra struggimento e delirio, tra lacrime e risate, tra dolore e una specie di bellezza, tra forza e sconfinata fragilità.

Viene da chiedersi: come usciremo da tutto questo? Alla fine di queste 334 pagine, come chiuderemo il libro riuscendo a tornare alla nostra realtà, che adesso ci sembra così sfuocata nel suo ovattato benessere quotidiano?

The girls, a dispetto di un titolo che potrebbe prepararci a qualsiasi tipo di romanzo – e forse proprio per questo risulta tanto evocativo – narra una storia terribile, che affonda le sue radici nell’America del 1969, e ha per protagonista Eve, una creatura – non più bambina ma non ancora ragazza – di appena 15 anni. Con tutta la vita davanti, che avrebbe potuto beatamente continuare a scambiarsi rossetti e magliette di cotone tinta pastello con l’amica del cuore. E invece un giorno, durante un detestabile pranzo all’aperto in famiglia, con un hamburger in mano, vede loro: le ragazze.
E tutto cambia. E tutto ha inizio e tutto finisce.

C’è l’ombra dei brutali omicidi commessi in quel periodo, l’orrore che ancora oggi, a distanza di oltre quarant’anni, non sbiadisce. C’è Suzanne, la ragazza numero uno, dal fascino conturbante e irresistibile. C’è Russell, una sorta di contemporanea divinità carismatica che ricorda Charles Manson, il cui universo pazzo e irresistibile sembra fare da  antidoto a tutti i mali. Soprattutto a quello più devastante per Eve: non sentirsi parte della realtà in cui vive, non sentirsi davvero amata, essere sempre un estranea. E allora scappa, Eve, fugge dalla realtà che non le appartiene, dalla famiglia che non la vuole.
Ancora non sa che questa nuova famiglia, inizialmente tanto affascinante, cambierà drasticamente e per sempre la sua vita.

Le ragazze di Emma Cline ti prende e ti porta in luoghi in cui non vorresti mai trovarti, eppure non vedi l’ora di arrivarci. Anche se è un biglietto di sola andata.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, come ne usciamo da un libro così?
Non lo so. Forse, in qualche modo, libri come questo sono destinati a restare con i lettori. Entrarci dentro, farci una disturbante compagnia, gironzolare nella nostra testa per un po’. E poi lasciarci cadere nel confortante abbraccio della nostra, di storia, dove tutto è in perfetto ordine e le ragazze non ci sono più.

Abbiamo bisogno di libri così, sempre.

Ecco quanto ci tenevano le persone, a sapere che la loro vita era accaduta davvero, che ciò che erano state un tempo esisteva ancora da qualche parte dentro di loro.

Consigli gialli: vi presento Lupo bianco di Franco Matteucci

Si avvicina l’estate, il giallo è il colore del sole e pure quello dei libri che spesso amiamo leggere sotto l’ombrellone. Da fan sfegatata del genere (anche se continuo a credere che “genere” sia vocabolo troppo riduttivo), vi regalo un piccolo consiglio basato su alcune mie letture recenti.

Si tratta di Il suicidio perfetto La mossa del cartomante dell’autore e regista Franco Matteucci.

 

Lui è probabilmente uno dei protagonisti più affascinanti che ci sia in circolazione (non me ne voglia Montalbano): fisicaccio da paura, capelli biondi fluenti, leggera abbronzatura di chi ama spostarsi sugli sci. Insomma, dell’ispettore Marzio Santoni ci si innamora facilmente. Schivo e riservato, una passione per i boschi e un istinto senza eguali che gli hanno valso il soprannome di Lupo bianco, il bel Santoni vive in un paesino sperduto di montagna, quando si toglie gli scarponi gira con una vespa vintage, non ama la televisione – di cui possiede un solo esemplare probabilmente anteguerra – e, naturalmente, fa strage di cuori. Ma quando si innamora lui… è Amore con la maiuscola. I delitti su cui si ritroverà ad indagare sono atroci, e sconvolgono la piccola comunità montana che vive di cose semplici, cibi antichi, rapporti autentici molto lontani dalla virtualità cui ormai siamo abituati. Ma il male si annida ovunque, anche (e soprattutto) dove meno lo immaginiamo. E poi, in un paese piccolo dove tutti si conoscono, lo spetteguless è sempre dietro l’angolo… con le inevitabili, esilaranti conseguenze. Gialli godibilissimi, ben scritti e ben strutturati, una lettura piacevole che consiglio. Ma attenzione: nessuno di noi è immune dal pericolo del “mal di neve”.

[F. Matteucci, Il suicidio perfetto, Newton Compton 2013 e La mossa del Cartomante, Newton Compton 2014]

Ci voleva una giornata davvero noiosa per farti tornare, Giorgio Pellegrini

[Massimo Carlotto, Alla fine di un giorno noioso, e/o]
D’altronde, ci avevi detto solo Arrivederci, dieci anni fa. E noi non ti avevamo certo dimenticato.
Dopo Arrivederci amore, ciao, che nel 2001 l’ha consacrato fra i mostri sacri (nel senso letterale del termine) della letteratura noir, Giorgio sembra aver davvero cambiato vita. Una bella casa, una bella moglie, un bel locale nel centro storico di una sconosciuta città veneta, un bel gruzzolo di soldi impiegati in investimenti fruttuosi. Insomma, una vita pulita (o ripulita), quella che da dieci anni desiderava. Quella per cui ha combattuto, lottato, sacrificato – mai se stesso, s’intende. Quella per cui ha ucciso.
Eppure, dietro questa bella maschera di ordine e pulizia, c’è qualcosa che non quadra. O meglio, che sembra quadrare troppo per essere vero. Lo scopriamo subito, fin dalle prime pagine, ed è lui a guidarci: la voce lucida e spietata di Giorgio, che in prima persona sfonda questa parete di perfezione e ci conduce con la massima naturalezza verso la sua vera natura. La sua vera vita. Fatta di tre grandi amori, con la A maiuscola.
Il primo, e il più banale eppure quello che più colpisce. La moglie Martina, emblema della compagna perfetta. Ma qualcosa, neanche a dirlo, non torna. Dopo il matrimonio, Giorgio le ha chiesto di lasciare il lavoro. Mangia e beve solo quello che lui ordina per lei. Sul frigo ha accuratamente attaccata la lista degli impegni che il marito le prepara di settimana in settimana. Persino la sua unica amica, Gemma, sembra fare di tutto per convincerla che Giorgio ha sempre ragione. Fino ai riti notturni che non sono esattamente quelli della classica coppia felicemente sposata…
Il secondo amore è la Nena, il locale “in” gestito da Pellegrini. Alla Nena si mangia e si beve bene, i clienti non mancano, i politici e affaristi corrotti nemmeno. Ma, quello che più conta, la nena è per Giorgio il segno concreto del cambiamento. La prova quotidiana di quanto la sua vita sia migliorata, del suo riscatto, della sua rivincita nei confronti di un passato odiato e rinnegato. 
Il terzo grande amore di Giorgio Pellegrini è… Giorgio Pellegrini. E non c’è bisogno di spiegazione.
Alla fine di un giorno noioso, qualcuno cercherà di minacciare due di questi grandi amori. Non vi svelerò quali, anche se non credo sia difficile immaginarlo. Sarà soltanto un pretesto per far tornare, forte come un colpo di pistola, la vera natura di Giorgio: quella ferocemente nascosta, ma mai davvero dimenticata. Quella che lo porterà, a dieci anni di distanza, ad uccidere ancora.
Il tutto, in un Nordest sempre presente, ancora protagonista. E a qualcuno l’immagine che ne esce potrebbe non piacere. Eppure, si tratta dell’habitat ideale nel quale Pellegrini si muove, vive, ama e uccide. E non c’è una sola cosa tra quelle raccontate che non sia accaduta, o che non potrebbe accadere. Purtroppo.
Massimo Carlotto è stato giustamente definito un autore “privo di sentimentalismo”. Uno di quelli che devi prendere a piccole dosi, perché potresti non reggere a tante parole nude e crude, perfettamente incasellate a formare una di quelle storie che non si dimenticano. Io, naturalmente, non ho seguito il consiglio, e l’ho letto tutto d’un fiato questo Alla fine id un giorno noioso. Poi ho pure dormito, e di gusto. Con la pace dei sensi che solo un buon libro ti può dare. E non me ne sono affatto pentita.
Il consiglio della Librarian
Leggetevi prima Arrivederci amore, ciao. Potete anche non farlo, la storia non ne risentirà: ma vi verrà comunque un’irresistibile voglia di leggerlo dopo, quindi il risultato non cambia. Del prequel è uscito anche un bel film omonimo, qualche anno fa, con un Alessio Boni alias Giorgio davvero strepitoso.
Corpo del reato
Un bel librino agevole da maneggiare con un discreto e caratteristico profumo. La copertina, poi, è perfetta. Per non parlare della frase che precede il primo capitolo: esilarante!
Quotes
“Lui approfittava del mio stato di subordinato e io di quello di Nicoletta. E di Martina. E di Gemma. Erano indispensabili per sopravvivere. Solo chi è alla base della piramide rimane fottuto. Per questo è necessario trovare il giusto posto in questo mondo. A qualunque costo”.
Controindicazioni
Che lo facciate in palestra, oppure a casa, credetemi: non sarete più in grado di salire su una spinbike con tanta tranquillità. Garantito.