I miei consigli letterari per il Natale 2016

Sì, lo so, arrivo un po’ tardi. Natale è domani, i regali li avete già fatti (spero), ma non potevo proprio evitare di raccontarvi alcuni libri che hanno riempito il mio 2016 e che vi consiglio, sia da mettere sotto l’albero che da leggere in questi giorni di festa.

Quello che sta per finire è stato un anno impegnativo e non facile, per me. Ho letto decisamente meno rispetto agli anni scorsi, le mie letture sono state disordinate, a tratti inconcludenti. Per sfuggire al senso di pesantezza quotidiana, mi sono ritrovata spesso a preferire i miei amati gialli e thriller, con qualche eccezione.

Perché un libro è la migliore medicina per l’anima, non mi stancherò mai di ripeterlo.

Ecco qui!

Il libro dei Baltimore – Jöel Dicker (La nave di Teseo, trad. Vincenzo Vega)

Il popolo dei lettori dovrebbe ringraziare di avere Jöel Dicker, uno che sa cosa significa scrivere e come farlo bene. Se La verità sul caso Harry Quebert mi aveva stregata, questo suo ultimo romanzo non è stato da meno. Forse l’intreccio giallo è meno presente, e bisogna superare un po’ di lentezza nelle prime 200 pagine, ma poi scivola via che è un piacere. Dicker scrive da Dio, c’è poco da fare, e le sue storie sono indimenticabili. Una delle migliori letture degli ultimi mesi.

L’estate del cane bambino – Mario Pistacchio e Laura Toffanello (66thand2nd)

Senza dubbio la più bella scoperta di quest’anno (che devo alle Personal Bookshopper, grazie!). Sul piccolo, grande gioiello che è L’estate del cane bambino non dirò nulla tranne questo: leggetelo. Il panorama di emozioni che si prova tra queste pagine è una delle cose più preziose che possa regalare la lettura.

Le ragazze – Emma Cline (Einaudi, trad. Martina Testa)

Se siete dei ritardatari e c’è ancora qualche regalo da fare, regalate Le ragazze di Emma Cline. Magari regalatelo proprio a una ragazza. Questo romanzo apre gli occhi e la mente, illumina, tramortisce per illuminare di nuovo. Forse non è una lettura “piacevole”, di certo non è fatta per ingannare il tempo con leggerezza, ma poi resta. E resta tanto. Sul fatto che sia scritto (e tradotto) divinamente non mi dilungo, potete leggere la mia recensione qui.

Dopo il nero della notte – Cristina Rava (Garzanti)

Cristina Rava è bravissima. La sua scrittura ha il sapore delle caramelle al miele, quelle che si sciolgono in bocca che è una meraviglia. Impossibile, per me, non adorare la protagonista e gli alti e bassi delle sue giornate, affrontati sempre con la giusta dose di ironia e un pizzico di pazzia. Il fatto poi che sia un giallo, e che il mistero abbia a che fare con dei libri… be’, avete già capito.

È così che si uccide – Mirko Zilahy (Longanesi)

Io sto ai thriller come la ciliegina sta sulla torta. Anzi, sulla panna della torta. Cioè li amo alla follia. Non c’è davvero malessere che un buon thriller non possa curare. Il romanzo di Zilahy, oltre a essere scritto con maestria (del resto, stiamo parlando di uno che ha tradotto il Premio Pulitzer Donna Tartt, non so se mi spiego), tiene incollati dall’inizio alla fine. Perfetta l’ambientazione, terrificante la storia, giusto il ritmo. Aspetto il prossimo con curiosità.

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine – Ransom Riggs (BUR, trad. Ilaria Katerinov)

Anche di questo libro ho già scritto: una delle rivelazioni letterarie del mio 2016. Credo che la bravura di un autore si veda anche quando sa mischiare una realtà sconvolgente e terribile con una fantasia onirica senza mai perdere il filo. In questo Ransom Riggs è decisamente un maestro. Se poi amate le foto d’epoca come la sottoscritta non potete perdervelo. Leggerò sicuramente anche gli altri due capitoli della trilogia.

Central Park – Guillaume Musso (Bompiani, trad. Sergio Arecco)

Indubbiamente Musso è diventato uno degli autori contemporanei che seguo di più. Ho divorato questo thriller a tratti surreale. Avete presente quando ti accorgi che sono le 2 di notte ma non riesci a mettere giù il libro? Ecco. Consigliatissimo per qualche ora di relax a colpi di brividi.

La ragazza nella nebbia – Donato Carrisi (Longanesi)

Donato Carrisi è un mito. Non solo perché è simpaticissimo. Non solo perché ha uno stile pieno di bellezza nel raccontare cose spesso di una profonda bruttezza. Se in Italia c’è qualcuno che può concorrere con i grandi scrittori di thriller americani è proprio lui. Già nella lista della spesa Il maestro delle ombre, il suo nuovo romanzo appena uscito.

Città in fiamme – Garth Risk Hallberg (Mondadori, trad. Massimo Bocchiola)

Una delle letture più impegnative di questo 2016, ma anche una di quelle che più mi ha dato soddisfazione. Città in fiamme è un romanzo scritto benissimo, con un intreccio perfetto, capace di tenere altissima l’attenzione senza perdere un solo colpo. Un libro che trascina anche più di un thriller, pur non essendolo in senso stretto, e che racconta magistralmente un pezzo di America degli anni Settanta. Arrivi alla fine di queste 1000 pagine e un po’ ti dispiace. Non è da tutti.

Olga di Carta – Elisabetta Gnone (Salani)

Chiudo questa piccola lista con un libro che mi è rimasto nel cuore. Leggete la storia di Olga, il suo viaggio in un mondo favoloso e indimenticabile: vi farà bene. Olga di carta non è una semplice fiaba, è pura magia, per tutte le età. Io l’ho amato. È uno di quei libri che dovresti sempre tenere a portata di mano, per le emergenze della vita. E per iniziare bene il nuovo anno… che ne abbiamo proprio bisogno. Evviva Olga!

Ce ne sono stati altri, di libri che hanno lasciato il segno in questo 2016. Di alcuni vi ho già parlato nei miei ultimi post, altri ve li racconterò prossimamente.

Per ora, non mi resta che augurarvi buon Natale. Che sia sereno, in compagnia di chi amate. E di un buon libro, naturalmente!

Le ragazze di Emma Cline – Tra paradiso e inferno

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Alzai gli occhi per via delle risate, e continuai a guardare per via delle ragazze.

Un incipit folgorante, che non dà spazio a dubbi: Le ragazze di Emma Cline è un romanzo che non può lasciare indifferenti.

A colpire non è solo una scrittura bellissima, ambiziosa e di una bellezza perfetta, magistralmente tradotta per Einaudi da Martina Testa. Non è solo l’età dell’autrice americana mentre lo scriveva – appena 24 anni. Non è solo una copertina ammaliante, quel volto di ragazza a metà, lo sguardo coperto dai Ray-Ban scuri. A colpire, e a decretarne lo straordinario successo internazionale, è la capacità di Emma Cline di travolgere il lettore con una storia che oscilla tra paradiso e inferno – più inferno che paradiso -, tra struggimento e delirio, tra lacrime e risate, tra dolore e una specie di bellezza, tra forza e sconfinata fragilità.

Viene da chiedersi: come usciremo da tutto questo? Alla fine di queste 334 pagine, come chiuderemo il libro riuscendo a tornare alla nostra realtà, che adesso ci sembra così sfuocata nel suo ovattato benessere quotidiano?

The girls, a dispetto di un titolo che potrebbe prepararci a qualsiasi tipo di romanzo – e forse proprio per questo risulta tanto evocativo – narra una storia terribile, che affonda le sue radici nell’America del 1969, e ha per protagonista Eve, una creatura – non più bambina ma non ancora ragazza – di appena 15 anni. Con tutta la vita davanti, che avrebbe potuto beatamente continuare a scambiarsi rossetti e magliette di cotone tinta pastello con l’amica del cuore. E invece un giorno, durante un detestabile pranzo all’aperto in famiglia, con un hamburger in mano, vede loro: le ragazze.
E tutto cambia. E tutto ha inizio e tutto finisce.

C’è l’ombra dei brutali omicidi commessi in quel periodo, l’orrore che ancora oggi, a distanza di oltre quarant’anni, non sbiadisce. C’è Suzanne, la ragazza numero uno, dal fascino conturbante e irresistibile. C’è Russell, una sorta di contemporanea divinità carismatica che ricorda Charles Manson, il cui universo pazzo e irresistibile sembra fare da  antidoto a tutti i mali. Soprattutto a quello più devastante per Eve: non sentirsi parte della realtà in cui vive, non sentirsi davvero amata, essere sempre un estranea. E allora scappa, Eve, fugge dalla realtà che non le appartiene, dalla famiglia che non la vuole.
Ancora non sa che questa nuova famiglia, inizialmente tanto affascinante, cambierà drasticamente e per sempre la sua vita.

Le ragazze di Emma Cline ti prende e ti porta in luoghi in cui non vorresti mai trovarti, eppure non vedi l’ora di arrivarci. Anche se è un biglietto di sola andata.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, come ne usciamo da un libro così?
Non lo so. Forse, in qualche modo, libri come questo sono destinati a restare con i lettori. Entrarci dentro, farci una disturbante compagnia, gironzolare nella nostra testa per un po’. E poi lasciarci cadere nel confortante abbraccio della nostra, di storia, dove tutto è in perfetto ordine e le ragazze non ci sono più.

Abbiamo bisogno di libri così, sempre.

Ecco quanto ci tenevano le persone, a sapere che la loro vita era accaduta davvero, che ciò che erano state un tempo esisteva ancora da qualche parte dentro di loro.

Toh! Ho trovato dei libri nell’uovo di Pasqua

La Pasqua è una festività strana: forse non è attesa e sentita come il Natale, eppure arriva in primavera, nel periodo più bello dell’anno. Motivo per cui il fastidioso ritornello dei giorni che la precedono, stressante al pari di “Cosa fai a capodanno?”, è “Cosa fai a Pasquetta?”. Odio profondo. Vorrei poter rispondere che mi alzo all’alba e pianifico una gita in bicicletta, una passeggiata in montagna, una corsetta defatigante in collina e chissà quale altra diavoleria aerobica. Invece, la mia scontata risposta è sempre la stessa: mangio cioccolata e leggo leggo leggo!

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