L’imperfetta meraviglia di Andrea De Carlo

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Ci sono libri nati per fare da cura a ogni sconforto, un po’ come l’aspirina col raffreddore. Ma, proprio come l’aspirina, non sono privi di effetti collaterali.

L’effetto collaterale n. 1 de L’imperfetta meraviglia – ultimo lavoro di Andrea De Carlo (Giunti) – è l’irresistibile voglia di correre a prendere un gelato. Sì, anche con questo freddo.
Però un gelato di quelli buoni buoni, con le creme squisite che un po’ si sciolgono lasciando le dita tutte appiccicaticce, tanto chi se ne importa. Uno di quelli dal sapore unico e inconfondibile che prepara Milena Migliari, protagonista di questo romanzo, gelataia per passione – tanta – ma (co)stretta in un rapporto che forse non vuole davvero più. Uno di quelli buoni buoni di cui si innamora anche Nick Cruickshank – Andrea, ma ‘sti nomi dove li trovi?! – carismatico leader di un osannato gruppo rock, ma con gli stivaletti affondati in una storia d’amore che forse, dell’amore, ha solo il ricordo.

Cosa mai potrebbe accadere se queste due creature dovessero incontrarsi? Il bello sta proprio qui, e bisogna arrivare all’ultima pagina di questo squisito gelato per scoprirlo.

Perché la meraviglia è imperfetta?
Perché non dura.

Quante volte succede, nella vita? Il piccolo miracolo compiuto da De Carlo in ogni suo libro è proprio questo: farci fermare a metà pagina, sospirare e pensare “sì, proprio così, anch’io so cosa significa”.

La scrittura è quella caratteristica dell’autore, lieve ma incisiva… al bacio, tanto per restare in tema di squisitezze. E la storia pure, perché De Carlo ha la straordinaria capacità, con i suoi romanzi, di passare leggero sulle nostre vite, in punta di piedi, eppure di farci del bene. È un talento, una carezza che un po’ ci mette in discussione, e un po’ ci asciuga le lacrime.

Infilate L’imperfetta meraviglia in borsa assieme all’aspirina, che vi accompagni in queste fresche giornate autunnali, per prevenire i malanni di stagione. E, chissà, anche quelli del cuore.

Le sette sorelle di Lucinda Riley

Chi mi conosce bene sa che una delle cose che più amo fare è aggirarmi tra gli scaffali delle librerie in completa solitudine, accompagnata unicamente da quelle che io chiamo “Liste della biblio-spesa”. Mi piace andare a caccia degli autori che ho appuntato senza che nessuno mi disturbi o, peggio, mi faccia la fatidica domanda: “Ha bisogno di qualcosa?”. A volte, però, succede che io ascolti sfacciatamente i consigli che librai molto più esperti di me stanno dando ad altri clienti. Un po’ per la mia infinita curiosità, un po’ perché non si finisce mai di scoprire autori e romanzi nuovi. E, lo ammetto, mi piace un sacco. Continua a leggere “Le sette sorelle di Lucinda Riley”