La colpa – Lorenza Ghinelli

Estefan ha nove anni. Gioca con scivoli che hanno enormi buchi. Tocca scritte sui muri che diventano incubi di sangue. Parla con Angoscia – che ha sempre la A maiuscola – e si abbandona alle vertigini. Ha una madre e un padre che non lo amano più.

Martino aveva il suo ottavo compleanno da festeggiare, fra pizzette e libretti postali aperti da premurosi nonni e gli amichetti al parco con cui giocare a pallone. Tutto bene, tutto apparentemente ok. Finché lo zio posa troppe volte lo sguardo sui suoi pantaloncini rossi.

Greta ha perso la mamma e il papà. E vive con il nonno in una sorta di prigione, in una periferia decadente che è anche periferia dell’anima.

Tre bambini che in pochi anni hanno già vissuto più di quanto si possa sopportare. Tre creature che hanno conosciuto il male, che il male ha unito per sempre, e che dal male, forse, riusciranno un giorno a liberarsi. Verso un destino tutto da riscrivere.

La scrittura di Lorenza Ghinelli è bella. Particolare e piacevole, con un linguaggio diretto che ho amato subito. Va giù che è una meraviglia… ma troppo presto ti accorgi che quello che stai bevendo è puro acido cloridrico. E ti lascerà un segno indelebile.

Ho divorato La colpa con la voglia di arrivare alla fine e allo stesso tempo con una crescente paura. La stessa di Martino. La stessa Angoscia di Estefan.

È un libro che racconta in modo forte e spietato l’infanzia segnata da un dolore così grande e crudele che pare non lasciare scampo. Ma è anche un libro che parla di un riscatto possibile, nonostante tutto.

È un romanzo, questo, al quale non puoi fare altro che abbandonarti, una corrente da cui ti lasci travolgere con la speranza che alla fine si porti via il male. E lavi via la colpa.

La colpa è un libro che non si può dimenticare. Perché è necessario. E io sono felice di averlo incontrato nella mia vita da lettrice.

[Lorenza Ghinelli, La colpa, Newton Compton Editori]

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