I Segreti di Corrado Augias: tra storia, romanzo e… una certa ambiguità

Sì, lo confesso!
Prima di andare a Roma, a Londra, a Parigi – e spero presto a New York -, mi sono studiata a fondo i suoi Segreti, usandoli, maneggiandoli e soprattutto riempiendoli di sottolineature e appunti, per vivere attraverso le sue parole queste città. In maniera diversa, mai scontata, mai banale. (Chissà che Corrado non si offenda, sapendo che i suoi lavori sono utilizzati alla stregua di vere e proprie guide turistiche…)

Sì, lo confesso!
Mi sono fiondata a comperare I Segreti d’Italia (Storie, luoghi, personaggi nel romanzo di una nazione, Rizzoli) freschi di stampa, piena di curiosità. Alla faccia dei diciannove-euro-prezzo-di-copertina senza neanche un centesimo di sconto – maledetti.

E… sì, lo confesso!
Durante la conferenza stampa a Pordenonelegge ero piuttusto emozionata, come quando si sta vicini a qualcuno che ha fatto qualcosa di bello per te. Nel mio caso, confezionarmi delle piacevoli storie e regalarmi un modo nuovo di vedere piccole fette di mondo. Non mi pare poco, no?

Certo, il titolo è un po’ enfatico, e probabilmente è stato imposto ad Augias a seguito della fortunata serie suddetta. Ma in effetti, come ammissione dello stesso autore, “tutte queste storie mettono insieme un segreto che è il segreto dei segreti: perché noi siamo così, e perché noi italiani abbiamo in Europa una fisionomia così ambigua”. E’ allora che bisogna fare i conti con la storia: storia avvenuta e storia presa dalla letteratura. Per scoprire che a caratterizzarci è un binomio fondamentale: eccellenza e disastro.
“Siamo l’unico popolo in Europa che conosce una divaricazione così ampia fra aspetti positivi e aspetti negativi. Ecco, noi abbiamo questa specialità, da cui deriva una certa antipatia nei nostri confronti, quella che suscita un soggetto ambiguo”.

Il libro si apre con una serie di giudizi che gli stranieri hanno dato di noi, nel corso dell’Ottocento e del Novecento. “Sono giudizi molto divisi, perché noi italiani tocchiamo due estremi molto divaricati: di superiorità e profondo scandalo insieme. Non c’è un’altro popolo in Europa che sia come noi. E dipende dalla nostra natura, dalla nostra storia, che ha conosciuto momenti di potenza straordinaria, e momenti di straordinaria umiliazione“.

Parrebbe una tragedia…
E invece no!
Noi italiani non siamo in grado di capire il senso della tragedia“, dice ancora Augias. “Lo ricavo dal nostro passato: in questo paese non sono mai state scritte delle tragedie. Abbiamo inventato il melodramma, la commedia all’italiana, con vette espressive altissime, con attori, soggetti e film apprezzati all’estero prima ancora che qui. Basti pensare ad Alberto Sordi, un Molière del Novecento”.

Questa dicotomia che ci caratterizza è ben descritta nel capitolo “Gli italiani visti da dentro”, in cui Augias contrappone due capolavori letterari usciti alla fine dell’Ottocento, nei quali vengono tratteggiate due antropologie opposte di italiani: “Cuore” di De Amicis, permeato del perbenismo piemontese del tempo, e “Il piacere” di D’Annunzio, in cui il protagonista Andrea Sperelli, raffinatissimo esteta, è invece molto permale. Ci danno quindi il doppio ritratto che di noi si ha in Europa (ed è inutile dire quale dei due preferisca la sottoscritta…).

Insomma, mettiamocela via: abbiamo dei segreti. Siamo ambigui. Anche tu lo sei. E anch’io lo sono, come Augias mi ha scherzosamente ricordato. Tutto sommato, però, la cosa non mi dispiace affatto. Basta provare a trovare un equilibrio, il cosiddetto giusto mezzo. Tra cuore e piacere, tra l’essere un po’ perbene e un po’ permale.
E intanto, aggiungere un altro pezzo al puzzle della storia d’Italia, tra verità e romanzo. Che male non fa.

Corrado Augias, invece, è uomo decisamente perbene anche quando deve bacchettare qualcuno nel bel mezzo della presentazione – cosa che è avvenuta, con mio grande spasso!
Di certo è un piacere ascoltarlo: potete farlo qui, nel video realizzato durante la conferenza stampa.

p.l.

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