Sempre un grande Eco (ma quanto ci manca la Rosa…)

[Umberto Eco, Il cimitero di Praga, Bompiani]
Quando esce un romanzo di Umberto Eco entro in uno stato di fibrillazione già una settimana prima. Insomma, è Lui, piombato di diritto nella mia classifica-autori personale e uno dei pochi di essi ad essere ancora vivente, ahimè. Quindi non me ne vogliate, d’altra parte inchinarmi dinanzi a Manzoni o Dante mi risulterebbe difficile, per cui…
E così, quando in periodo natalizio (habemus marketing) è uscito Il cimitero di Praga, non ho resistito alla tentazione (ma quando mai resisto?) di averlo. Subito.
Poi, invece, a decidere di aprirlo ci ho messo un po’. Sarà il timore reverenziale di fronte al maestro. Sarà la paura di restare scottata, delusa. Il nome della rosa non si può replicare, lo sappiamo, ed è da stupidi pensare il contrario. Ma da un autore come Eco ti aspetti sempre Qualcosa con la Q maiuscola.
Ci voleva la malattia a farmi decidere. Quando non potevo uscire, non potevo lavorare, non potevo nemmeno mangiare. E solo l’Umberto sarebbe stato in grado di farmi resuscitare almeno un po’.
Ed ecco il risultato.
Il cimitero di Praga è un bel libro, non lo si può negare. La storia, a dispetto dei numerosissimi flashback, salti all’indietro e poi in avanti, rotazioni e rivoluzioni tanto per mantenerci sempre svegli e vigili, in fondo è semplice. Si tratta della vita, dall’infanzia alla maturità, del falsario Simone Simonini, che per una serie di incredibili circostanze e mirabolanti casi si ritroverà a falsificare uno dei documenti più celebri della storia dell’umanità: I Protocolli dei Savi anziani di Sion, ritenuti fra le cause scatenanti dell’antisemitismo, con le conseguenze che noi tutti purtroppo sappiamo. Ed è, questa, una storia vera: come sono esistiti veramente tutti i personaggi che incontriamo. Tranne il protagonista, che tuttavia ne “assorbe” molti, e di molti compie le azioni. E’, insomma, la storia di come I Protocolli siano nati, del clima che si respirava già all’epoca della loro creazione. Ed è, soprattutto, la storia della miserabile ignoranza dell’umanità, di quanto e come possa essere feroce, deflagrante e distruttiva. Per arrivare a questa conclusione amara, Eco snocciola abilmente tutto il repertorio che l’ha reso giustamente celebre: una buona dose di ironia, un bel po’ di descrizioni dettagliate e succulente (molte le ricette sparse fra le pagine), un bel salto indietro nel tempo (siamo nel XIX secolo), svariati spostamenti geografici (tra Italia e Francia), un filo di truculenza, un pizzico di erotismo, una lieve ma gradita suspense, pazzia, stregoneria, esoterismo, massoni e garibaldini, e soprattutto molta, moltissima storia, quasi da manuale scolastico. Anche se in un manuale mai troveremmo certe narrazioni che sono a pieno titolo le più gustose. Il nostro Simonino, poi, è personaggio singolare a 360 gradi. Irriverente, affetto da incipiente misoginia, cinico, fervente praticante dell’onanismo, accanito odiatore (spassosissimo l’elenco iniziale di tutto ciò che odia), affetto da crisi di cambi d’identità, assassino, miscredente, ladro di particole, eccellente scrivano ma solo allo scopo di essere un eccellente falsario e quindi di intascarsi un’eccellente quantità di danari. Insomma, uno di quei personaggi “giganti”, che non si dimenticano e di cui è bello leggere. E con Il cimitero di Praga si legge di gusto, si ride spesso, ci si schifa qualche altra volta (ma solo per alcune particolari scene finemente raccontate, sia chiaro), ci si fa pure una discreta cultura storica. Ma ci si emoziona poco. E questa è la vera pecca di un libro scritto alla perfezione, che avrebbe avuto tutti gli ingredienti per dare francamente qualche colpo di cuore in più.
Detto questo, è un romanzo che va senz’altro letto, con molta attenzione e la giusta concentrazione, com’è sempre con i libri di Eco.
Concludo con un piccolo e personale appello. Recentemente, il nostro Umberto ha dichiarato di essere arrivato ad odiare Il nome della rosa, da lui considerato il più brutto dei suoi romanzi. Francamente, spero che cambi opinione e ci sforni presto qualcosa di simile. Che ne abbiamo bisogno, proprio come del pane buono.
Corpo del reato
Un’edizione un po’ “pesante” e non sempre facile da maneggiare, specie a letto col termometro sotto l’ascella. Ma è ciò che si chiama “prima edizione rilegata con coperta in cartoncino rigido e sovraccoperta lucida” che dovrebbe giustificare il prezzo di 19,50 euro (habemus marketing #2)
Quotes
“Gli uomini non fanno mai il male così completamente ed entusiasticamente come quando lo fanno per convinzione religiosa”.

“Come diceva il filosofo? Odi ergo sum“.


“Ci andrebbe di mezzo anche qualche cristiano ma, come diceva quel vescovo a chi doveva attaccare Béziers occupata dagli albigesi, per prudenza uccidiamoli tutti. Poi Dio riconoscerà i suoi. E’ scritto nei loro Protocolli, il fine giustifica i mezzi”.

Il consiglio della Librarian
Provate a realizzare una delle ricette di Simonino: io penso di partire dalla bagna cauda, tanto per mantenermi sul leggero.
Controindicazioni
Vedi sopra. Specie se avete abbondato con l’aglio.

2 thoughts on “Sempre un grande Eco (ma quanto ci manca la Rosa…)

  1. ciao Marta ! è un piacere rileggerti ! meno male che sei tornata, ero allo sbando con le letture…non vedo l'ora di leggerlo. ciao ;-). Maria Francesca.

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