Mettiti in ghingheri: si va a un funerale!

Difficile non ammettere di aver fatto la scelta giusta. Il libro giusto al momento giusto.
Un libro che racchiude tutto già nel titolo: cerimonia poiché di funerale trattasi, e massaggio… beh, perché il trapassato in questione era un esperto nella stimolazione manuale, in tutti i sensi (come si scopre fin da subito!). Ma la vera protagonista, quella che trasforma un libretto piacevole in qualcosa di più, è l’ironia. Un’ironia dissacrante, pungente, elegante eppure sfrontata, che ci regala Bennett dalla prima all’ultima (piuttosto emblematica) riga. E quello che sembrava un normalissimo resoconto su una normalissima cerimonia funebre, si trasforma in una beffarda risata sui vizi e le miserie dell’animo umano. E senza nemmeno piangerci troppo sopra.
Il tutto corredato da una parata di starlette della tv e divi più o meno famosi del cinema, tutti in qualche modo conoscitori del defunto massaggiatore. Proprio come in un film, sembra quasi di avere davanti le loro facce atterrite quando, nel corso della cerimonia, cala il sospetto dell’aids: è questa la scena senza dubbio più riuscita tra le tante del libro. Che per molti versi risulta anche una feroce critica alla chiesa: non a caso, sarà proprio il conduttore dell’opera funebre, tale padre Geoffrey Jolliffe, a pensare a Dio come ad “un tipo un po’ troppo all’antica”. Altro non dico, o rischio di svelare troppo su questo funerale che assomiglia più ad un party (manca solo il martini con l’oliva) e a cui avrei voluto davvero partecipare, tubino nero veletta e fazzolettino ricamato.
Avevo detto che sarebbe stato uno sciroppo per l’anima. A fine lettura, confermo e aggiungo: è uno sguardo impietoso sull’uomo di oggi corredato da una sana e sonora risata.

Da assumere:
rigorosamente a letto, in pigiama. Come ogni medicina che si rispetti!

Controindicazioni:
averne subito a portata un altro. Bennett è contagioso e si rischia un principio d’assuefazione.

Quotes:

“Si può fumare?”
“Non credo”
[…]
“Comunque all’entrata ho visto un posacenere”
“Quella era l’acquasantiera”

La morte suscita tanta avversione perché mette tutti sullo stesso piano. Di questi tempi le persone agognano qualcosa che le distingua dagli altri. Mentre è proprio la morte a fare di noi degli eletti, uno per uno: l’unica cosa immutabile.

Alla facoltà di teologia il suo tutor gli aveva scritto su una tesina: “Salta all’occhio una certa confusione fra Dio e Joan Crawford”

[Alan Bennett, La cerimonia del massaggio. Adelphi, 2007]

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