Porte chiuse, luci accese…

…sulla protesta. Contro un governo che alla cultura non dà più niente, perchè tanto con la cultura non si mangia.
…sull’amarezza. Di chi della cultura ha fatto il proprio lavoro. E quindi con la cultura ci mangia, eccome se ci mangia.
…sulla rabbia. Nel vedere che questa cultura sta crollando, senza metafore.
…sulla tristezza. Perché è piuttosto triste entrare in biblioteca questa mattina e non vedere nemmeno un utente.  Nè lo studente di giurisprudenza sempre impeccabile, nè quello che cascasse il mondo ha due calzini di colore diverso anche d’estate. Nè chi non ha mai preso in mano un libro, ma si siede sempre a disegnare, e quel signore che viene a riconsegnare i libri accompagnato da Ugo, il trovatello a quattro zampe da cui non si separa mai. E nemmeno i due che si sbaciucchiano sulle poltroncine dell’ingresso, che mille volte abbiamo imprecato tra i denti che si trovassero un’altro posto per smorosare. Fosse anche l’ultimo che avremmo voluto vedere, dal logorroico al rompi balle. Per chi ci lavora – anche per me, lo ammetto – una mattinata di pace e tranquillità senza nessuno ad interrompere le tue faccende, è beata e quasi riposante. Ma siamo sicuri che una “mobilitazione di Musei, biblioteche, luoghi della cultura italiana prevista per oggi contro i tagli imposti dalla finanziaria” incentrata prevalentemente “sui temi della sensibilizzazione e del valore della cultura per lo sviluppo del Paese” abbia davvero senso chiudendo letteralmente fuori dalla porta tutti coloro che questa cultura vengono qui a chiederla, e viverla, ogni giorno?
Lungi da me essere pessimista, spero che questa protesta arrivi il più in alto possibile. Ma sono certa che chi la sentirà di più saranno coloro che questa mattina si ritroveranno davanti ad una porta chiusa. Saranno gli studenti, i ricercatori. I signori che vengono a leggersi i giornali. Il futuro avvocato. Calzini diversi. Ugo.
Forse non esiste la protesta perfetta. Non esiste quella che sei sicuro che arrivi, sei sicuro di farla sentire. Di farti sentire.
Ma ci sono già fin troppe persone chiuse fuori.
Porte sempre più aperte, e luci sempre più accese sulla cultura. Questo, forse, avrebbe dovuto essere lo slogan giusto.

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