Sonata per un’anima incontro al destino

Ricomincio da dove avevo lasciato. Non solo per un discorso di coerenza: soprattutto perché mai un ospitale di orfanelle è stato tanto erotico. Da avere voglia di esserci stati, almeno per un giorno, almeno il tempo di sentire quella musica.
La musica suonata dalle povere orfane. Che invece di rinchiudersi a ricamare o far l’uncinetto nel buio di un orfanotrofio tra l’umidità di vetuste pareti veneziane e suore coi baffi, decidono di suonare la musica dei maschi. Nella fattispecie, quella di Antonio Vivaldi, dai rossi capelli e dal peccaminoso genio. Don Antonio è giovane – e quindi nel pieno dell’attività ormonal-creativa – brutterello, ma dotato oltre che di un naso sgraziato, di un segreto fascino capace di mandare in mille pezzi l’integrità morale delle piccole musiciste, un po’ come le sue quattro stagioni fanno con le vetrate della chiesa. E’ inevitabile che sia così per Cecilia. Lei che non è mai stata come le altre. Lei che scrive lunghe lettere ad una Signora Madre che non ha mai conosciuto, che ama profondamente anche se le ha fatto il male più grande. Piene di trstezza, di rabbia, di amore, di desiderio. Lei che di notte parla con una strana testa dai capelli di serpente, una medusa mortale che racchiude le sue paure, la sua solitudine. Lei che di colpo, nel freddo dell’oscurità veneziana, si incontra con don Antonio e scopre un pezzo di mondo che non conosceva. Desideri di cui nulla sapeva. Vede allontanarsi ogni giorno di più le vecchie paure per lasciare posto ad una nuova, e sconosciuta. Finchè non avrà il coraggio di aprire quella porta e uscire. Per dare finalmente un nome a tutte le cose che non riconosce, perché non sa come chiamarle. Portata da quella musica incontro al proprio destino.
Alla fine, il premio a questo libro lo darete voi.

Controindicazioni: trascinati da cotanta passione, vi verrà un’incontenibile voglia di comprarvi un violino e magicamente suonare. Evitate: a meno che voi non siate dei novelli Paganini, non accadrà il miracolo. Piuttosto, correte a comprarvi le hit vivaldiane che Scarpa amabilmente suggerisce alla fine del libro. Ne avrete tanto di guadagnato (sia nell’anima, che nel portafoglio).

Quotes: questo libro è uno strazio. Nel senso che, se siete dei feticisti della sottolineatura a matita per ogni passaggio che trasudi entusiasmo, vi ritroverete a sottolineare all’incirca ogni pagina. Antiestetico, e pure un po’ da maniaci. Per cui, un suggerimento: mettete giù il lapis e pensate unicamente a leggere. Quando avrete finito, se vorrete, ogni tanto aprite il libro a caso: troverete di sicuro una frase per i vostri denti affamati. Un po’ come la mia di oggi, che vi regalo.

“Io che rido di lei, del male ne so ancora meno. E’ questo che non riesco a perdonarvi, Signora Madre, né a voi né a nessun altro in questo Ospitale che si prende cura di me con tanta premura. Mi impedite di conoscere il male, per scegliere di non compierlo”.

[Tiziano Scarpa, Stabat mater. Einaudi, 2008]

4 thoughts on “Sonata per un’anima incontro al destino

  1. eppure mi sembrava di avere lasciato un commento, l'anno scorso…

    vabbè.

    il fatto è che stabat mater l'ho trovato, a settembre, a casa di mia zia.
    l'ho aperto, ho iniziato a leggerlo.
    niente.
    ho provato a saltare pagine e leggere oltre.
    niente.
    eppure l'idea sembrava promettente.
    forse è che scrivere imitando uno stile “antico”, per quanto coerente con lo stratagemma narrativo che si è scelto, mi è parso solo noioso.
    mi spiego: ha senso tornare indietro invece che avanti, anche per raccontare una storia di centinaia di anni fa?
    forse sì, ma la letteratura mi piace vederla come un treno che avanza [con tutti i ritardi del caso, ovvio], non come uno stilista che rispolvera i jeans a zampa di elefante quando non sa più cosa inventare.

    lo so, sono un rompipalle.

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  2. Bentornato! D'accordo, sei un rompipalle, ma un rompipalle molto divertente (e in un certo senso utile). Mi piace sempre leggere i tuoi commenti controcorrente rispetto ai miei, non sono mai “sbagliati”. Perchè è quello che sentiamo e come percepiamo le cose a non esserlo.
    Come i corsi e ricorsi della moda, magari anche tu lo riprenderai in mano fra una decina d'anni e chissà. Probabilmente non ti piacerà lo stesso, ma ti sarà venuta voglia di mettere i jeans a zampa… e tra le due cose non so quale sia la meno peggio!

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  3. la zampa di elefante è uno dei punti più alti della storia della moda occidentale, mica pizza e fichi.

    infatti io dico sempre come la penso.
    non voglio mica convincerti a cambiare idea.
    né litigare.
    il confronto serve sempre.
    e non tutti i gusti sono alla menta.

    [bentornata tu]

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